Pugno duro contro gli attivisti di Ultima Generazione dopo i blitz nel ristorante di Cracco
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Redazione Interno
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Il questore di Milano, Bruno Megale, ha adottato una serie di provvedimenti restrittivi nei confronti di dodici attivisti di Ultima Generazione, coinvolti nelle proteste organizzate tra il 19 e il 26 marzo nel ristorante dello chef Carlo Cracco, situato in Galleria Vittorio Emanuele II. Le misure, che includono sette fogli di via obbligatori dalla città, due divieti di accesso temporanei e undici Dacur (divieti di accesso a locali pubblici), riguardano sette cittadini italiani: quattro uomini, di 71, 52, 42 e 29 anni, e tre donne, di 32, 26 e 21 anni.
I blitz, organizzati dal collettivo ambientalista, hanno visto gli attivisti entrare ripetutamente nel ristorante, occupando gli spazi e distribuendo volantini per denunciare quello che definiscono "l'ipocrisia della ristorazione di lusso" in un'epoca di crisi climatica. Le proteste, tuttavia, hanno spinto Cracco a reagire legalmente, dopo che una delle manifestanti lo ha accusato di furto, sostenendo che le fosse stato sottratto il telefono durante l’ultimo sit-in del 26 marzo. Lo chef, dal canto suo, ha respinto le accuse, definendo le azioni degli attivisti "un assedio mediatico" più che una vera battaglia ambientalista.
I provvedimenti emessi dal questore rientrano in una strategia di contrasto alle proteste ritenute disruptive, applicando norme già utilizzate in passato per limitare l’accesso a luoghi pubblici in caso di comportamenti giudicati lesivi dell’ordine. I Dacur, in particolare, impediranno ai destinatari di frequentare i locali della zona per un periodo determinato, mentre i fogli di via obbligatori allontaneranno alcuni attivisti da Milano, almeno temporaneamente.




