Nessy Guerra, la condanna per adulterio in Egitto diventa definitiva: rischia sei mesi di carcere

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Redazione Interno Redazione Interno   -   L’Egitto ha chiuso ogni spiraglio per Nessy Guerra. La corte d’appello, confermando la sentenza di primo grado emessa il 19 febbraio scorso, ha dichiarato la giovane italiana di 26 anni colpevole di adulterio: una pena di sei mesi che, come teme la diretta interessata, potrebbe trasformarsi da un momento all’altro in una esecuzione immediata. La decisione, che la Farnesina definisce “una pronuncia di secondo grado” notificata attraverso i canali consolari, rischia di bloccare per sempre la battaglia della madre originaria di Sanremo per riabbracciare la normalità. Il tutto mentre sullo sfondo, anzi, nel cuore del dramma, c’è una bambina di tre anni che rischia di essere affidata all’altra parte della contesa.

L’accusa, che in Italia non esisterebbe nemmeno come reato dal 1968, nasce da una denuncia presentata dall’ex marito. Quell’uomo, Tamer Hamouda, una nazionalità italo-egiziana, è anche colui che – paradossalmente o forse no – ha riempito i fascicoli della Procura di Genova con precedenti specifici per maltrattamenti e violenze sessuali. Un curriculum giudiziario pesante che però, tra le mura del tribunale di Hurghada, non ha fermato la macchina punitiva. Anzi, è stata proprio la sua versione a convincere i giudici, con tanto di testimoni che la difesa definisce “pagati” e che, stando a quanto riferito dagli investigatori, avrebbero poi ritrattato le proprie dichiarazioni in Italia. Lei, costretta a vivere in un luogo protetto insieme ai genitori e alla piccola, oggi ripete con voce rotta: “Ho paura. Non tanto per me, ma per cosa potrebbe succederle se mi portassero via”.

Dal punto di vista strettamente giudiziario, la situazione appare ormai cristallizzata. La difesa, seguita dall’avvocata Agata Armanetti, sta valutando gli spazi per un ricorso in Cassazione, anche se – ammette la stessa legale – “i contorni della condanna non sono ancora del tutto chiari” sul piano penale esecutivo. Il nodo più spinoso rimane però quello civile legato all’affidamento. Il padre, che ha già ottenuto un divieto di espatrio per la minore valido fino al compimento dei 21 anni, ha ottenuto di fatto un blocco geografico che tiene madre e figlia prigioniere sul suolo egiziano.

La doppia condanna e l’intervento della Farnesina

Ciò che rende unico questo caso nel panorama delle cronache giudiziarie è l’incrocio perverso tra due ordinamenti. Da una parte, l’Italia che ha condannato l’ex marito in via definitiva per stalking e lesioni -2; dall’altra, l’Egitto che premia la sua istanza trasformando la vittima in un’imputata. Una dicotomia che ha spinto il Ministero degli Esteri, con Antonio Tajani in prima linea, a sollevare la questione direttamente con il suo omologo egiziano Badr Abdelatty. «L’ambasciata al Cairo e la rete consolare – si legge in una nota ufficiale – stanno assicurando assistenza legale e protezione alla connazionale, oltre a un sostegno economico e amministrativo». Nonostante le rassicurazioni diplomatiche, Nessy sa che quella protezione non potrà fermare una sentenza passata in giudicato. Lei, che ha già assaggiato l’orrore di due giorni in una prigione egiziana dopo le prime denunce del marito, vive nell’attesa di udire dei passi pesanti fuori dalla porta.

La fuga da un incubo iniziato a Genova

La vicenda affonda le sue radici in una storia d’amore tradottasi presto in isolamento e violenza psicologica. Dopo essersi conosciuti a Genova, lei lo aveva seguito in Nord Africa per costruire una famiglia, ma al suo posto ha trovato l’assedio. Quando ha tentato di separarsi e tornare in Italia, lui ha bloccato la partenza della figlia e scatenato la bufera legale. «Tamer è un uomo squilibrato – ha dichiarato l’avvocata Armanetti – in aula ha dichiarato di essere Gesù Cristo e di essere sceso sulla Terra per punirci». Dichiarazioni che non hanno scalfito la convinzione del tribunale egiziano, il quale ha preferito credere alla costruzione di un adulterio basato su foto e video intimi (poi diventati oggetto di un’ulteriore inchiesta per revenge porn a Genova).

L’unica certezza, ad oggi, è l’attesa. La prossima udienza per discutere l’affidamento della piccola – che si terrà il prossimo 3 giugno – rappresenta il vero banco di prova. Se finora Nessy ha potuto tenere con sé la bambina grazie alla custodia fisica durante il periodo nascosto, il verdetto della corte d’appello in materia penale potrebbe far pendere l’ago della bilancia verso l’ex marito o, come teme la giovane, verso la nonna paterna. Lei, intanto, continua a chiedere aiuto al governo italiano con un filo di voce che rimbomba lontano dalle aule di giustizia: «Spero che chi di competenza si metta una mano sulla coscienza, perché questa situazione è diventata insostenibile». Parole che ricordano quelle di una madre disposta a tutto, tranne che ad abbandonare sua figlia nelle mani dell’uomo da cui è fuggita.

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