La vittoria di "Ci pensa il vento" porta un vento di speranza e Sardegna allo Zecchino d'Oro

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Nella finale andata in onda domenica su Rai Uno, a prevalere è stato un brano che porta con sé una ventata di leggerezza e profondità, lontano dagli stereotipi più semplicistici della canzone per l'infanzia. "Ci pensa il vento", interpretato con una sicurezza non comune da Emma, una bambina monzese di soli nove anni, ha convinto la giuria con il suo messaggio delicato ma preciso, capace di parlare di speranza e pace attraverso la metafora di un elemento naturale, invisibile ma costantemente all'opera. A scrivere il testo, fatto di versi che cercano di spiegare l'inesplicabile con la semplicità dell'infanzia, è stato don Francesco Marruncheddu, un sacerdote oristanese attualmente in servizio come parroco nella diocesi di San Giovanni Bosco, il quale, assieme al veterano della manifestazione Lodovico Saccol, ha firmato anche la musica.

L'autore del testo e la melodia di un veterano

La firma di un uomo di chiesa su un testo vincitore non rappresenta una novità assoluta per il festival, eppure, in questa edizione, ha contribuito a conferire al pezzo una particolare cifra stilistica, fatta di immagini che sfiorano una dimensione spirituale senza mai diventare esplicite. Don Marruncheddu, infatti, ha immaginato un vento che, pur non potendosi vedere, "fa tante cose per noi", costruendo un parallelismo sottile con le forze positive che animano il mondo, quelle su cui spesso gli adulti smettono di contare. A tradurre in note questo pensiero è stato Lodovico Saccol, compositore di lunga esperienza nel panorama dello Zecchino, il quale ha saputo creare una melodia che è subito parsa familiare e accattivante, sostenendo la voce della piccola interprete senza mai sovrastarla, anzi, esaltandone la naturale freschezza.

I protagonisti in gara e il successo dell'interpretazione

Emma Dakoli, che canta nel coro MiMiSol di Monza, ha dato vita al brano con una performance matura e controllata, riuscendo a trasmettere l'essenza del testo senza forzature, e portando così la sua città sul gradino più alto del podio. La vittoria, però, non ha oscurato il percorso di altri giovani partecipanti che hanno animato la kermesse, come i due bambini pavesi giunti fino alla serata decisiva. Gaia Gambino, pur non salendo sul podio, ha vissuto un'esperienza intensa, mentre un altro concorrente, Gioele, di soli cinque anni e proveniente da Bascapè, ha fatto parte del gruppo che si è piazzato al terzo posto con il brano "Boomer boom boom".

Il contesto del festival e il suo significato

La sessantottesima edizione del festival, condotta come di consueto dal direttore artistico Carlo Conti, si è confermata un appuntamento capace di unire generazioni, proponendo un repertorio vario che spaziava dai ritmi più giocosi a composizioni più riflessive. In un panorama televisivo spesso frammentato, la trasmissione mantiene intatta la sua capacità di parlare direttamente ai più piccoli, senza però dimenticare il pubblico adulto, il quale ritrova, in testi come quello vincitore, spunti di riflessione inaspettati. La scelta della giuria, in definitiva, sembra essere ricaduta su un equilibrio perfetto tra un messaggio universale, una composizione musicale di qualità e un'interpretazione vocalmente convincente ed emotivamente sincera.

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