Milan, tutti sotto accusa: Allegri, giocatori e dirigenza si giocano il futuro

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Al quarto piano del quartier generale rossonero, attorno all’ora di pranzo, si è consumato l’ennesimo atto di una stagione che sta scivolando via tra le dita come sabbia. Il vertice anticrisi, convocato d’urgenza dopo la disfatta interna con l’Atalanta – quella domenica sera che ha lasciato strascichi pesantissimi nello spogliatoio – ha visto riuniti l’amministratore delegato Furlani, il direttore sportivo Tare e tutti i responsabili delle varie aree operative. E, per una volta, il quadro delle responsabilità è parso chiaro a ciascuno di loro: da qui alla fine, nessuno escluso, si dovranno mettere da parte screzi e individualismi, per ragionare esclusivamente di squadra. Un’ammissione implicita che il collasso non sia soltanto tattico, ma anche e soprattutto culturale.

Il crollo nella corsa Champions e le cinque sconfitte che pesano come macigni

Dal 15 marzo scorso – giorno della trasferta di Roma persa 1-0 contro la Lazio – fino all’11 maggio, quando il Milan è crollato 2-3 in casa contro l’Atalanta, la squadra di Massimiliano Allegri ha collezionato cinque sconfitte. Non solo quelle con biancocelesti e nerazzurri, ma anche altre battute d’arresto che ora rischiano di vanificare una qualificazione alla prossima Champions League, obiettivo ritenuto fin troppo a portata di mano. Più che un semplice calo fisico, emerge un’incapacità collettiva di reggere la pressione; e chi osserva da fuori – come l’ex calciatore di Serie A Giuliano Giannichedda – ha già azzardato una lettura chiara: “Un altro anno ad Allegri lo darei. Poteva fare meglio, ma guardate i giocatori che ha”. Una provocazione che sposta almeno una parte del baricentro della critica dal tecnico alla rosa.

Proprietario deluso e tifosi in rivolta: tutti i livelli sono sotto esame

Gerry Cardinale, proprietario del club attraverso Red Bird, non ha nascosto il proprio disappunto per l’andamento nella seconda parte di stagione. E la sua insoddisfazione si riverbera a cascata su ciascun vertice della gerarchia. In discussione non c’è soltanto il futuro di Allegri – che potrebbe essere sostituito da profili come Italiano o Farioli, secondo le voci che circolano negli ambienti dirigenziali – ma anche quello dell’ad Furlani, diventato ormai l’obiettivo numero uno della contestazione più feroce. I tifosi, che protestano ormai a ogni转角, chiedono a gran voce le sue dimissioni. Parallelamente, anche il ds Igli Tare si trova in bilico: si parla di una terza rivoluzione tecnico-dirigenziale in tre anni, un’instabilità che il club non può più permettersi.

La qualificazione in Champions come spartiacque senza certezze

La qualificazione alla prossima Champions League sarà determinante nelle valutazioni di fine stagione. Ma – ecco il punto – potrebbe non bastare per blindare nessuno. Neppure un eventuale piazzamento tra i primi quattro salverebbe automaticamente l’attuale architettura societaria: la sensazione, che trapela dai piani alti di via Aldo Rossi, è che il clima di sfiducia sia ormai troppo radicato per essere ricomposto con il solo risultato sul campo. Allegri, Furlani e Tare sanno che il loro futuro è appeso a un filo sottile, lo stesso che lega i pochi punti ancora in palio a un’identità di squadra che sembra essersi smarrita. E mentre i tifosi rossoneri guardano con rabbia a un'annata cominciata con ben altre ambizioni, all’interno del Milan nessuno può più sentirsi al sicuro.

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