La pastiera? La migliore per il 2026 è quella di un pasticciere bresciano, e Napoli resta fuori dal podio
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Redazione Cultura e Spettacolo
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C’è un gran fermento, con l’avvicinarsi dei giorni di festa, nelle cucine delle case e delle pasticcerie napoletane per quella che viene da secoli definita “la regina della Pasqua”: la pastiera, naturalmente, quel dolce che unisce grano precotto, ricotta fresca, zucchero, uova, quel tocco inconfondibile di fiori d’arancio e le scorze di agrumi canditi. Eppure, proprio mentre ci si appresta a celebrare la Pasqua del 2026 – che qualcuno ha già ribattezzato l’“anno zero” per questo simbolo culinario – arriva una doccia fredda dal mondo dei concorsi gastronomici, e gelida per l’orgoglio partenopeo. La migliore pastiera d’Italia, secondo il prestigioso concorso “Regina Pastiera” ideato da Stanislao Porzio (lo stesso di “Re Panettone”), non si mangia ai piedi del Vesuvio, bensì sulle sponde del Lago d’Iseo, in provincia di Brescia.
Il verdetto di Milano e la doppietta che fa discutere
La competizione, che si è tenuta lo scorso marzo a Milano con un regolamento ferreo volto a esaltare solo ed esclusivamente la lavorazione artigianale e gli ingredienti naturali (niente additivi, niente aromi artificiali, insomma la filosofia “Tutto naturale, solo artigianale”), ha incoronato Juri Caseri, capo pasticciere della “Forneria del Lago” di Paratico. Lui, che forse fino a qualche anno fa era un perfetto sconosciuto ai più nel panorama dei grandi lievitati del Sud, ha portato a casa non solo il primo premio per la pastiera, ma ha messo a segno una vera e propria “doppietta” aggiudicandosi anche il primo posto nella categoria “Regina Colomba”. Insomma, un vero e proprio raid lombardo in terra campana, se consideriamo che storicamente sono stati i pasticcieri del Sud a fare incetta di premi nei concorsi dei lievitati milanesi (dal panettone alla colomba, appunto), mentre oggi assistiamo a un curioso scambio di ruoli.
Il podio: Lucania e Puglia sul gradino più basso, la Campania fuori
A completare il podio di questa edizione 2026, a conferma di una distribuzione geografica delle eccellenze ormai sempre più ampia e meno legata ai campanilismi, troviamo la Pasticceria Cumuniello di Genzano di Lucania, in Basilicata, al secondo posto; e la Pasticceria La Gioia di Taranto, in Puglia, al terzo. La notizia che brucia, insomma, non è tanto la vittoria di un lombardo – ormai abituati a queste “contaminazioni” gastronomiche che vedono artigiani del Nord eccellere nella pasticceria meridionale – quanto l’assenza totale di Napoli e della Campania dal podio. Proprio la città che ha inventato questo dolce, che custodisce ricette segrete scritte su foglietti macchiati di farina e tramandate di nonna in nipote, quest’anno non ha avuto rappresentanti tra i migliori tre secondo la giuria del concorso.
L’orgoglio bresciano e le regole ferree del concorso
Juri Caseri, quindi, si è preso la scena dimostrando che la pastiera perfetta – quella crostata con involucro e strisce superiori di pasta frolla (che secondo la tradizione rappresenterebbero i decumani di Napoli) e il ripieno cremoso a base di grano, ricotta, scorze d’arancia candite e aromi – si può realizzare anche lontano dal Golfo, a patto di rispettare un disciplinare rigidissimo e di utilizzare materie prime eccellenti. Il concorso, infatti, non ammette scorciatoie: niente semilavorati, niente mix, e un controllo severo sulla freschezza del dolce, che non deve essere preparato prima di cinque giorni dalla gara per evitare che perda quella fragranza che lo contraddistingue. E se è vero che la Lombardia aveva già dato segnali di competenza in materia con Giulia Ripamonti (vincitrice delle prime tre edizioni, ma che aveva imparato il mestiere da un maestro napoletano), il caso di Caseri è diverso: rappresenta l’artigiano locale che ha saputo dominare una ricetta “straniera” con studio e dedizione, portando il trofeo a casa con la sola forza della sua tecnica.




