Mondiali 2026, la Rai vince (ancora) gli ascolti: 4,5 milioni di media e 50 milioni di raccolta

Mondiali 2026, la Rai vince (ancora) gli ascolti: 4,5 milioni di media e 50 milioni di raccolta
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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Poco più di un mese fa, complice un torneo disputato dall'altra parte dell'Oceano e l'assenza della Nazionale, c'era chi aveva già suonato le campane a morto per l'interesse degli italiani verso i Mondiali di calcio 2026; e invece, alla vigilia della finalissima che si terrà stanotte, il bilancio per la tv di servizio è tutt'altro che disastroso.

Quasi quattro milioni e mezzo di spettatori medi, per la precisione 4,5 milioni, con uno share che ha toccato punte del 33% sulla platea generale; e una raccolta pubblicitaria che, stando ai dati diffusi da Rai Pubblicità, ha ampiamente superato i 50 milioni di euro. Numeri che restituiscono la fotografia di un evento capace di ipnotizzare il pubblico nonostante le partite in esclusiva siano state trasmesse da una piattaforma a pagamento, Dazn, e nonostante il fuso orario abbia spesso costretto gli appassionati a restare svegli fino a tarda notte.

Un successo commerciale oltre ogni previsione

Il dato più sorprendente, e forse il più significativo per gli addetti ai lavori, è quello relativo agli introiti pubblicitari: i 50 milioni di euro di raccolta, come ha sottolineato il numero uno di Rai Pubblicità, rappresentano un risultato in controtendenza rispetto a un mercato che resta segnato da incertezze di natura economica e geopolitica.

La cifra, peraltro, migliora quanto già ottenuto nell'edizione del Qatar 2022, nonostante l'offerta di partite in chiaro sia stata sensibilmente ridotta: la Rai, infatti, ha trasmesso soltanto 35 match, contro le 64 in esclusiva del mondiale precedente, condividendo i diritti dell'evento con un altro operatore che ha invece proposto il torneo per intero sulla propria piattaforma.

Questo significa che, anche quando lo sport più amato dagli italiani viene offerto principalmente dietro un abbonamento, la televisione lineare conserva una capacità di attrazione che pochi altri generi televisivi riescono a eguagliare.

L'audience globale e il fenomeno italiano

Questa sera, in occasione della finalissima in programma alle 21 ore italiane, l'attenzione del mondo intero si concentrerà sullo stadio che ospiterà l'ultimo atto della rassegna iridata; le stime parlano di un'audience televisiva che potrebbe avvicinarsi ai due miliardi di spettatori nel mondo, un numero che conferma la portata planetaria dell'evento. Anche in Italia, nonostante l'assenza degli azzurri, il Mondiale ha registrato un seguito ben più che dignitoso, con picchi di ascolto che hanno superato abbondantemente le aspettative della vigilia.

La Rai, dal canto suo, ha saputo capitalizzare questa attenzione, confezionando una copertura che ha alternato le telecronache tradizionali a momenti di approfondimento, riuscendo a tenere incollati al video un pubblico che, a sentire i detrattori di inizio torneo, avrebbe invece dovuto disertare gli schermi.

La sfida della tv pubblica tra tradizione e innovazione

Se da un lato i numeri rappresentano una vittoria schiacciante per la tv di stato, dall'altro emerge con chiarezza un paradosso tutto italiano: il calcio, come genere, continua a regalare ascolti da capogiro a prescindere dalla qualità dell'offerta o dalla presenza di protagonisti nazionali, quasi come se si trattasse di un riflesso condizionato che spinge milioni di telespettatori ad accendere il televisore all'ora della partita.

Eppure, proprio questo successo garantito rischia di trasformarsi in un alibi per non investire in un vero rinnovamento del linguaggio e delle modalità di fruizione; la sfida per la Rai, insomma, non è tanto quella di confermare i propri numeri in occasione dei grandi eventi, quanto piuttosto quella di svecchiare la propria offerta e di sperimentare nuovi formati che possano attrarre anche quelle fasce di pubblico che, altrimenti, si limitano a seguire le partite in streaming.

Perché se è vero che il calcio in chiaro continua a ipnotizzare gli italiani, è altrettanto vero che affidarsi unicamente a questo traino significa perdere l'occasione di evolvere e di costruire un modello televisivo più solido per il futuro.

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