Giro d’Italia, la quinta tappa da Praia a Mare a Potenza regala l’Appennino e la salita di Viggiano. Ciccone in rosa tra i secondi cedevoli e gli attesi colpi di Vingegaard
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Redazione Sport
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Sono le 12.15 quando il gruppo della Corsa Rosa, complice un cielo ancora incerto sul Tirreno cosentino, viene liberato per la partenza neutralizzata. A Praia a Mare, località calabrese sospesa tra mare e montagna, si comincia a fare sul serio. Saranno 203 i chilometri che condurranno i corridori fino a Potenza, attraversando la Basilicata interna. Una frazione lunga, nervosa, pensata per smuovere le gerarchie dopo le prime battute interlocutorie dedicate ai velocisti e alle cronometro di breve distanza.
Il vero snodo di giornata, lo si capisce già dal mattino, si annida nella salita di Viggiano. Circa 6,6 chilometri di ascesa, con pendenze che sfiorano a tratti il 15%, capaci di spezzare le gambe e le certezze. Qui, o forse già sui falsi piani che precedono l’unico Gpm di tappa, molti dei pretendenti alla maglia rosa dovranno scoprire le proprie carte. Giulio Ciccone, che indossa il simbolo del primato dopo quattro tappe con un crono complessivo di 16 ore 18 minuti e 51 secondi, si presenta al via con un margine apparentemente ridicolo: quattro secondi su Jan Christen e Florian Stork, rispettivamente secondo e terzo a parimerito con 16:18:55.
Non è un vantaggio, questo, da amministrare con prudenza. È piuttosto un salvagente sottile, da difendere metro dopo metro. E a guardare la classifica generale, appena più indietro, si scorgono i nomi di chi potrebbe approfittare di un attimo di smarrimento del leader abruzzese. Egan Bernal, quarto a quattro secondi, rappresenta il passato che torna a chiedere il conto. Più distanziati, ma non troppo, Thymen Arensman e Giulio Pellizzari – entrambi a sei secondi – accompagnati da un gruppetto di dieci inseguitori racchiusi in dieci secondi. Tra questi, spicca Jonas Vingegaard (11° a 16:19:01, distacco 10 secondi), il danese dalla forza immane che in questo inizio di Giro sembra quasi osservare prima di colpire.
Il muro di Viggiano e la gestione della maglia rosa
L’attenzione, inevitabilmente, si concentra sulla salita di Viggiano. Non si tratta di un arrivo in quota, ma di un muro piazzato a metà corsa, capace però di scompaginare i piani. Perché dopo quella ascesa – che la direzione gara colloca temporalmente tra le 16.24 e le 16.51 – resteranno ancora una cinquantina di chilometri, leggermente ondulati, fino al capoluogo lucano. Circostanza, questa, che favorisce gli attaccanti puri e i passisti-scalatori. Chi arriverà staccato sulla vetta difficilmente riuscirà a ricucire su quei falsi piani esposti al vento.
Ciccone, che conosce bene il valore della pazienza (elegantemente esibito nelle tappe precedenti), dovrà gestire la pressione di una squadra, la Lidl-Trek, chiamata a controllare senza avere il polso della situazione. I distacchi minimi obbligano a una vigilanza costante: un cedimento, un cambio di ritmo improvviso da parte della UAE o della Visma, e la rosa potrebbe cambiare spalla. Si aspetta molto anche da Giulio Pellizzari, classe 2003, sesto in graduatoria con lo stesso identico tempo di Arensman. Il marchigiano della Red Bull – Bora – Hansgrohe ha già dimostrato di non temere le salite più ripide.
Dietro le quinte di una tappa che non perdona distrazioni
Non sarà una frazione per i puristi del ciclismo lineare. La partenza da Praia a Mare, località turistica calabrese, regala i primi chilometri pianeggianti lungo la costa, poi la strada si addentra nell’entroterra tra Pollino e Val d'Agri. I 203 chilometri – il chilometraggio più alto sin qui percorso – diventeranno un banco di prova per la tenuta mentale. L'orario di arrivo è previsto tra le 17.00 e le 17.30, con il gruppo che potrebbe presentarsi spezzato in più tronconi.
Le squadre dei big, in particolare la Team Visma – Lease a Bike di Vingegaard, hanno già studiato la planimetria. Vingegaard, con un gap di soli dieci secondi, non può permettersi attendismi: ogni secondo perso su strappi del genere rischia di diventare definitivo in ottica classifica generale. Ecco perché è lecito attendersi un forcing già a sessanta chilometri dall’arrivo, per logorare le gambe delle squadre di Ciccone. Lo stesso Christen, secondo a solo quattro secondi con la UAE, rappresenta un pericolo concreto: la sua squadra ha mezzi e uomini per impostare un ritmo infernale sull’unica asperità di giornata.
Potenza, traguardo di trincea e primo vero verdetto
Arrivare a Potenza, in questo Giro d’Italia 2026, significa scrivere un primo bilancio. La quinta tappa, infatti, chiude la prima settimana ideale di corsa. Quella dedicata alle gambe fresche e alle prime scremature. La salita di Viggiano non ucciderà il Giro, ma potrebbe già seppellire le ambizioni di qualcuno. I dieci secondi che separano il primo dal quindicesimo sono una distanza illusoria sulle carte, ma pesante sulla strada. Enric Mas, Markel Beloki, Jan Hirt, Filippo Zana e Damiano Caruso – tutti a dieci secondi – sanno che una giornata storta li proietterebbe lontano dalla lotta per il podio.
Ciccone, dal canto suo, dovrà fare affidamento su una difesa attiva. Non potrà limitarsi a seguire; dovrà forse attaccare per primo, laddove le pendenze diventano più cattive. Il suo carattere da combattente, già celebrato da chi lo conosce bene (un fuoriclasse di un altro sport, impegnato in questi giorni sugli eroi di Roma, non ha mancato di sottolineare l’impresa dell’amico), sarà messo alla prova nuda e cruda. Non ci sono schermaglie tattiche che tengano quando la strada supera il 10% di pendenza. E Potenza, città che ha sempre amato il ciclismo più duro, attende il suo vincitore di tappa. Sarà un corridore di classifica o un fuggitivo di lusso? La risposta, come in ogni giornata di Giro che si rispetti, è interamente affidata all’asfalto e al vento.




