La rimonta che non basta: Gudmundsson e Ndour firmano la vittoria, ma il Crystal Palace vola in semifinale
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Redazione Sport
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A Firenze, l’urlo di rabbia che sale dalle gradinate del Franchi si spegne subito dopo, strozzato in gola dalla consapevolezza di un’impresa solo abbozzata. La Fiorentina, nella serata del ritorno dei quarti di finale di Conference League, ha onorato la maglia e il pubblico viola vincendo 2-1 contro il Crystal Palace, un risultato che sa tanto di beffa se rapportato al 3-0 subito una settimana fa a Londra. La squadra di Paolo Vanoli, che ormai da mesi naviga tra la corsa alla salvezza e il sogno europeo, esce così dalla competizione a testa alta ma con il peso di un passivo troppo pesante da colmare, salutando di fatto qualsiasi possibilità di approdare a una semifinale che sembrava scritta nel destino negli ultimi anni.
La maledizione del primo tempo: Sarr castiga, la difesa viola trema
Il copione, già letto nei giorni scorsi, non lasciava presagire nulla di buono, e la disamina della gara non fa che confermare le fragilità strutturali emerse nella trasferta inglese. Nonostante la spinta iniziale dei padroni di casa, è ancora il Palace a colpire per primo, sfruttando una ripartenza fulminea orchestrata da Sarr: l’attaccante senegalese, al diciassettesimo minuto, sfrutta al meglio un assist al bacio da Munoz e, con un colpo di testa sul secondo palo, infila De Gea per lo 0-1 che complica ulteriormente la vita alla Viola. La difesa gigliata, schierata con un assetto che sembrava dovesse garantire maggiore solidità, mostra ancora una volta quelle crepe evidenti nelle marcature preventive. In particolare, Pietro Comuzzo, impiegato nel difficile compito di arginare il possente Mateta, offre una prestazione opaca e in confusione, maltrattato dall’attaccante avversario al punto da collezionare una delle pagelle più basse della serata, con errori anche nelle giocate più elementari.
La reazione d’orgoglio: il rigore di Gudmundsson e la magia di Ndour
L’orgoglio, però, è una dote che a questa Fiorentina non si può certo rimproverare, e la risposta arriva immediata per il tramite del suo uomo più rappresentativo. Rolando Mandragora, con un tocco da funambolo in area, si procura un calcio di rigore netto, trasformato dal solito freddo Albert Gudmundsson al minuto 30. L’islandese, sempre nel vivo del gioco, riaccende le flebili speranze della rimonta, ma è nella ripresa che arriva l’episodio destinato a rimanere impresso nella memoria dei tifosi. Vanoli, costretto a sostituire un acciaccato Fagioli, getta nella mischia Cher Ndour, e il centrocampista di origini senegalesi risponde presente con un gol che ricorda, per potenza e impostazione, il miglior Paul Pogba. Al 53’, un destro chirurgico e radente dal limite dell’area si infila alla destra di Henderson, firmando il definitivo 2-1 che fa esplodere il Franchi.
L’analisi tattica: Piccoli spettatore, Mateta una diga insormontabile
Se a centrocampo la sostituzione porta linfa vitale con l’ingresso di Ndour, capace di dettare i tempi e verticalizzare con una precisione mancata nel primo tempo, il fronte offensivo viola paga dazio contro una difesa organizzata e fisica. Luca Piccoli, chiamato a guidare l’attacco, vive una serata opaca da "spettatore non pagante", dominato dal confronto aereo e fisico con i difensori inglesi; al contrario, Mateta si erge a colosso inamovibile per la retroguardia di casa, proteggendo palla e facendo salire la squadra con una facilità che mette in luce i limiti della marcatura individuale affidata ai centrali viola. Solomon, sulla fascia, risulta l’unico barlume di imprevedibilità, mettendo più volte in difficoltà Henderson con conclusioni insidiose, ma senza la lucidità necessaria per confezionare l’assist del definitivo sorpasso.
L’addio all’Europa e l’eredità di una stagione complicata
Il triplice fischio dell’arbitro sancisce una verità amara ma indiscutibile: il ko di Londra, maturato in una serata storta, pesa come un macigno sul cammino europeo dei viola. Nonostante il cuore e la determinazione messi in campo al Franchi, la truppa di Vanoli non riesce nell’intento di ribaltare il passivo, salutando così la Conference League con la consapevolezza di aver comunque onorato il ritorno. Per la società di Giuseppe Commisso, la prossima stagione si preannuncia dunque senza impegni continentali, un passo indietro netto rispetto alle ultime cavalcate che avevano abituato l’ambiente a traguardi ben più prestigiosi. Il rammarico è tanto, ma l’applauso per la reazione d’orgoglio dei ragazzi di Vanoli resta l’unico commento possibile a una notte in cui la rimonta era cosa davvero troppo complicata.




