Truffe digitali, così un hacker ha svuotato un conto da 100 mila euro
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Economia
-
Un sms della banca che segnala un bonifico istantaneo verso un’associazione sconosciuta con conto a Salerno è stato il primo segnale di una truffa digitale costata 100 mila euro a due fratelli. Veronica Ruggeri ricostruisce il caso mostrando come l’operazione sia partita dal computer aziendale delle vittime, nonostante nessuno si fosse accorto di movimenti sospetti. Con l’aiuto dell’esperto informatico Paolo Dal Checco, il servizio prova a capire come un hacker sia riuscito a entrare nei sistemi e a utilizzare i codici necessari per autorizzare il trasferimento di denaro. Un episodio che mette in evidenza quanto le tecniche utilizzate nelle frodi online siano diventate difficili da riconoscere anche per chi usa strumenti digitali ogni giorno.
La vicenda raccontata nella puntata del 14 maggio si inserisce in un contesto più ampio fatto di phishing, sms ingannevoli, notifiche false e messaggi costruiti per sembrare autentici. Oggi gran parte delle attività quotidiane passa attraverso smartphone e computer: si leggono mail mentre si lavora, si risponde ai messaggi in movimento e si effettuano pagamenti direttamente dal telefono. In questo flusso continuo di notifiche, i truffatori sfruttano momenti di distrazione e automatismi sempre più consolidati. Le comunicazioni fraudolente imitano spesso banche, servizi online o piattaforme molto utilizzate, rendendo più complicato distinguere un avviso reale da uno creato per sottrarre dati personali o accessi bancari.
Phishing e messaggi falsi, i marchi più imitati in Italia
Le truffe digitali continuano a crescere e coinvolgono diversi canali, dalle email agli sms fino ai messaggi WhatsApp e alle notifiche push. Nel 2025 la Polizia Postale ha gestito oltre 51 mila casi di cybercrime legati a phishing, frodi online e altre truffe informatiche. L’analisi di Truffa.net mostra inoltre quali siano i brand più falsificati nei messaggi inviati agli utenti italiani. In cima compaiono PayPal, Amazon e Poste Italiane, nomi scelti proprio perché familiari e utilizzati da milioni di persone ogni giorno. Il meccanismo punta sulla fiducia immediata: ricevere una comunicazione che sembra provenire da un servizio abituale abbassa le difese e aumenta il rischio di cliccare su link malevoli o fornire credenziali sensibili.
Accanto ai falsi messaggi si stanno diffondendo tecniche ancora più sofisticate, come i cloni vocali utilizzati per simulare telefonate credibili e convincere le vittime a condividere codici o autorizzare operazioni. Il problema riguarda utenti di ogni età e non solo chi ha poca familiarità con la tecnologia. Le truffe moderne si basano infatti sulla rapidità delle interazioni digitali e sulla capacità di creare situazioni che sembrano urgenti o plausibili. Nel caso raccontato da Veronica Ruggeri, il dettaglio più inquietante riguarda proprio l’origine dei codici usati per il bonifico, partiti dal computer aziendale senza che i proprietari si accorgessero immediatamente di quanto stesse accadendo.
I “trigger emotivi” usati nelle truffe online
Alla base delle truffe online ci sono spesso meccanismi psicologici costruiti per spingere le persone ad agire d’impulso. “Artifici” e “raggiri”, elementi centrali del reato di truffa, fanno leva più sull’emotività che sulla razionalità. I cybercriminali sfruttano paura, urgenza e preoccupazione per indurre le vittime a cliccare rapidamente, inserire password o autorizzare pagamenti senza verifiche approfondite. Nel mondo digitale questi “trigger emotivi” sono diventati ancora più sottili, perché si mimetizzano all’interno di strumenti e applicazioni utilizzati continuamente durante la giornata.
La ricostruzione del caso mostra quanto sia semplice per i truffatori inserirsi nelle abitudini quotidiane. Una notifica che sembra provenire dalla banca, un messaggio che invita a controllare un’anomalia o una richiesta che appare urgente possono bastare per avviare un attacco informatico. La diffusione di tecniche sempre più sofisticate rende il fenomeno trasversale e potenzialmente capace di colpire chiunque, compresi utenti giovani e abituati all’uso delle nuove tecnologie. Per questo il servizio mette in guardia sui rischi nascosti dietro comunicazioni apparentemente normali e sulla velocità con cui una truffa digitale può trasformarsi in un danno economico enorme.




