Triste, solitario y final: l’assedio giudiziario a Sanchez e il gran rifiuto delle elezioni anticipate

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Sarebbe bastata la visita a Papa Leone XIV, nella giornata di mercoledì 27 maggio, per tenere lontano il premier spagnolo Pedro Sanchez dalle turbolenze politiche che da mesi scuotono Madrid, se non fosse che la Guardia Civil ha scelto proprio quelle ore – le prime dell’alba – per fare irruzione nella sede centrale del Partito Socialista (Psoe) in via Ferraz, dando il via a una perquisizione che, per tempismo e simbolismo, appare quanto meno studiata.

Gli agenti dell’Unità Operativa Centrale (Uco), specializzata in reati economici, hanno setacciato l’edificio alla ricerca di documenti e file relativi a pagamenti in contanti che sarebbero avvenuti tra il 2017 e il 2024, utilizzati per liquidare spese di dirigenti e impiegati secondo un meccanismo che gli inquirenti sospettano essere riconducibile a un’ipotesi di finanziamento illecito.

La notizia, destinata a monopolizzare i titoli dei telegiornali, arriva mentre l’icona della sinistra iberica, reduce da un viaggio ufficiale in Italia e da un incontro privato con il Pontefice, si trovava fisicamente fuori dal paese, impossibilitato a intervenire se non tramite dichiarazioni a distanza.

Il cerchio si stringe tra perquisizioni e vecchi casi riaperti

Non si tratta, come hanno prontamente precisato le fonti giudiziarie citate dalla Cadena Ser, dell’inchiesta già nota come "caso Plus Ultra" – quella relativa al salvataggio da 53 milioni di euro della compagnia aerea, su cui indaga l’Audiencia Nacional – bensì di un filone autonomo, coperto da segreto istruttorio, che ruota attorno alla figura di Leire Diez e a presunte manipolazioni nella Sepi, l’organismo pubblico che gestisce le partecipazioni statali.

Eppure, è proprio l’ombra lunga dell’ex premier José Luis Rodríguez Zapatero a rendere queste ore drammatiche per il Psoe: il "santino" della sinistra, come è stato definito, si trova ora formalmente indagato per traffico di influenze e riciclaggio, accusato dal giudice di essere a capo di una "struttura gerarchica" finalizzata a ottenere vantaggi economici in favore di terzi.

A rendere il quadro ancora più avvilente per i socialisti, la scoperta – resa nota nei giorni precedenti – di un vero e proprio "tesoro" custodito nella cassaforte dell’ufficio di Zapatero: un centinaio di gioielli tra diamanti, rubini e orologi di lusso, il cui valore stimato si aggirerebbe tra i 2 e i 3 milioni di euro.

Sanchez tiene duro e rifiuta lo schema delle elezioni anticipate

Di fronte a un’opposizione – il Partito Popolare e Vox in primis – che definisce ormai la legislatura "conclusa" e chiede a gran voce il voto anticipato, la risposta di Pedro Sanchez è stata, per usare un eufemismo, di ghiaccio. Da Roma, dove ha preso parte agli eventi istituzionali, il premier ha escluso categoricamente l’ipotesi di sciogliere le Camere, respingendo al contempo le pressioni pubbliche arrivate finanche dal governatore socialista di Castiglia-La Mancha, Emiliano García-Page, storicamente critico verso la linea del segretario federale.

"Non posso indire elezioni per interessi di parte", ha dichiarato Sanchez durante una conferenza stampa, sottolineando che la stabilità del governo – quella stessa stabilità che i suoi avversari definiscono "complice" – non è fine a sé stessa, ma uno strumento per preservare i risultati economici raggiunti.

Una linea, questa, che conferma la volontà del presidente di resistere all’assedio giudiziario senza cedere alla logica del voto immediato, nonostante i suoi alleati di governo (Sumar in testa) e i soci di investitura (come il Pnv) inizino a guardare con crescente preoccupazione ai ripetuti scandali.

L’effetto domino giudiziario e la strategia della "tolleranza zero"

La strategia comunicativa dell’esecutivo, in queste ore di fuoco, si basa su un apparente ossimoro: da un lato, l’esecutivo assicura piena collaborazione con la magistratura e proclama la "tolleranza zero" verso qualsiasi irregolarità; dall’altro, il premier non ha esitato a difendere il suo predecessore Zapatero, dichiarando di non vedere alcun motivo valido per ritirargli il sostegno nonostante la gravità delle accuse a suo carico.

Questa ambivalenza rischia di logorare ulteriormente la credibilità delle istituzioni, come sottolineato dalla giurista Elisa de la Nuez, che parla di un problema strutturale di corruzione in Spagna, alimentato dalla colonizzazione partitica degli organi di controllo e da una grave mancanza di responsabilità politica.

Mentre il fratello del premier, David Sanchez, si prepara a comparire in tribunale per traffico di influenze, e la moglie, Begoña Gómez, è attesa in aula il 9 giugno per presunte irregolarità nello sponsorizzarsi un master, il capo del governo socialista si trincera dietro la stabilità istituzionale. Una scelta, quella di rimanere aggrappato alla poltrona, che trasforma il titolo del romanzo di Osvaldo Soriano – "Triste, solitario y final" – nella colonna sonora perfetta di un’agonia politica che, a dispetto delle apparenze, è ancora tutta da scrivere.

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