Busto Arsizio, fermato Emanuele Mirti per l’omicidio di Davide Gorla: il debito e il rapporto tra affittuario e proprietario

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un debito di 10mila euro potrebbe essere all’origine del delitto che ieri ha insanguinato Busto Arsizio, dove Davide Gorla, 64enne titolare della cartoleria “Linea Continua” in via Milano, è stato ucciso con una coltellata. A finire in manette, nella notte, è stato Emanuele Mirti, cinquantenne operaio di Castellanza, finora incensurato e affittuario dello stesso Gorla, che gli avrebbe concesso in locazione un appartamento nello stabile di viale Lombardia.

Le indagini, condotte con l’ausilio delle immagini delle telecamere di sorveglianza, hanno mostrato l’uomo mentre, dopo il fatto, si cambiava una maglietta macchiata di sangue. Sebbene Mirti abbia negato ogni accusa durante il primo interrogatorio, i detective puntano i riflettori sul movente economico: il fermato, stando alle ricostruzioni, non avrebbe saldato il canone accumulando un arretrato proprio di quella cifra.

Sul campanello del palazzo di Castellanza, un edificio di cinque piani, compaiono ancora entrambi i nominativi – “Mirti E.” e “Gorla D.” – sebbene quest’ultimo, secondo quanto emerso, risiedesse da tempo a Rescaldina col fratello, pur avendo forse vissuto in passato nello stesso condominio. La dinamica dei rapporti tra i due resta da chiarire, ma la proprietà dell’immobile da parte della vittima e gli affitti non pagati sembrano tracciare una pista precisa.

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