Busto Arsizio, il gup condanna a sei anni il 21enne per la violenza sulla 14enne
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Redazione Interno
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A nemmeno un anno dai fatti, che sconvolsero la città lombarda nella metà di aprile del 2025, una prima sentenza è stata emessa per il caso della violenza sessuale subita da un'adolescente di soli 14 anni. L’uomo, un ventunenne residente a Rozzano e di origini nordafricane, è stato condannato a sei anni di reclusione dal giudice per l’udienza preliminare del tribunale di Busto Arsizio, Anna Giorgetti, nel corso di un rito abbreviato. La decisione, che ha visto convergere la richiesta del pubblico ministero Massimo De Filippo e l’applicazione dello sconto di un terzo previsto dalla procedura scelta dalla difesa, pone fine in primo grado a un iter giudiziario avviato in flagranza di reato, subito dopo l'aggressione avvenuta in un'area dismessa di via Vercelli, non lontana dalla stazione ferroviaria.
Il percorso della vicenda giudiziaria
L’episodio, che ha segnato profondamente la vittima e il suo nucleo familiare, risale a un secondo incontro tra i due, dopo un primo approccio avvenuto in precedenza. Secondo quanto ricostruito, il giovane aveva condotto la ragazzina in uno spazio abbandonato, dove poi ha consumato la violenza, accompagnata anche da percosse. Le indagini, partite immediatamente dopo la denuncia, hanno portato all’arresto in flagranza del ventunenne già il 14 aprile, consentendo un processo rapido. La scelta della difesa per il rito abbreviato, se da un lato ha garantito una definizione celere del caso, dall’altro ha determinato una riduzione automatica della pena, fissata in sede dibattimentale a nove anni e quindi ridotta a sei.
Le parti processuali e le loro posizioni
In aula, la pubblica accusa ha sostenuto con fermezza la propria ricostruzione, trovando piena corrispondenza nelle valutazioni del giudice, il quale ha ritenuto provati i capi d’imputazione. La difesa dell’imputato, pur non mettendo in discussione l’accaduto nelle sue linee generali, ha lavorato sulle modalità procedurali. Diversa è stata la percezione della parte civile, costituitasi per supportare la giovane vittima: il suo legale ha espresso una certa amarezza, sottolineando come dall’imputato non siano mai arrivate espressioni di pentimento o di scuse e osservando che ci si sarebbe attesi, date le circostanze aggravanti della condotta, una pena ritenuta più esemplare. La sentenza, peraltro, non ha stabilito alcuna provvisionale a favore della parte offesa.
Il contesto e le reazioni immediate
Il caso, per la sua gravità e la giovane età della persona offesa, aveva naturalmente suscitato un'onda di sconcerto nel territorio bustocco, riportando all’attenzione il tema della sicurezza in alcune zone periferiche e dismesse della città. La rapidità dell’azione giudiziaria, dall’arresto alla condanna, è stata un elemento rilevante in un panorama spesso segnato da lunghe attese. La pena irrevocabile, tuttavia, arriverà solo al termine del possibile doppio grado di giudizio, percorso che la difesa potrebbe decidere di intraprendere. Per ora, il verdetto di primo grado chiude un capitolo doloroso, consegnando alla cronaca nera lombarda un altro episodio che mette in luce dinamiche di violenza e vulnerabilità.




