"Tremava e piangeva, qui poteva esserci un cadavere": la violenza su una 14enne a Busto Arsizio

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Busto Arsizio (Varese) – "È un’immagine che non dimenticherò mai: una ragazzina appoggiata al muro, terrorizzata, tremava e piangeva. Ho pensato subito che fosse successo qualcosa di grave". Vincenzo Zingarelli, residente in via Vercelli, racconta così la scena a cui ha assistito la sera del 14 aprile, quando gli agenti della polizia locale cercavano di bloccare un uomo che li aggrediva. Quell’uomo, un 21enne egiziano con il permesso di soggiorno scaduto, è lo stesso che poco prima aveva stuprato e picchiato una ragazza di 14 anni, adescata sui social.

Il primo incontro tra i due, avvenuto qualche giorno prima, non aveva destato sospetti: una passeggiata in centro, un aperitivo, nulla di più. La vittima, una studentessa di origini peruviane, frequenta il primo anno delle superiori in un istituto della città. Ma lunedì sera, in un casolare non lontano dalla stazione ferroviaria, la situazione è precipitata. L’uomo, descritto come un predatore senza scrupoli, l’ha costretta a bere vodka prima di aggredirla con una violenza che gli inquirenti definiscono "disumana".

L’intervento tempestivo di una passante, che ha allertato le forze dell’ordine, e l’arrivo degli agenti hanno evitato il peggio. "Grazie a loro quella ragazza è viva", ha detto il sindaco Emanuele Antonelli durante il consiglio comunale, sottolineando il coraggio di chi non ha girato lo sguardo dall’altra parte. L’aggressore, noto per un passato di vagabondaggio e risse, era già conosciuto dalle autorità. Ora è in carcere, mentre la giovane vittima, seppur traumatizzata, è fuori pericolo.

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