Bisceglie, agguato nella notte al “Divinae Follie”: ucciso Filippo Scavo, le mani della criminalità sulla movida
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Redazione Interno
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La domenica mattina si è aperta con il copione, tristemente noto, della violenza armata nei luoghi del divertimento: intorno alle 4, la quiete della periferia di Bisceglie è stata squarciata da almeno quattro colpi di pistola all’interno della discoteca “Divinae Follie” – locale situato in via Ponte Lama e da tempo frequentato da una clientela giovane – che hanno trasformato la pista da ballo in un campo di battaglia. Il bersaglio, centrato alla base del collo da un proiettile che non gli ha lasciato scampo, è Filippo Scavo, un 43enne residente a Carbonara (rione storico della periferia barese) già noto alle forze dell’ordine per i suoi precedenti penali. Trasportato d'urgenza al pronto soccorso dell’ospedale “Vittorio Emanuele II”, l’uomo è deceduto poco dopo l’arrivo delle ambulanze del 118, giunte sul posto mentre centinaia di giovani – in preda al panico – cercavano disperatamente un riparo o una via di fuga tra i tavoli e le uscite di sicurezza.
La dinamica e la genesi della lite
Secondo le prime ricostruzioni operate dai carabinieri del Nucleo Investigativo di Trani e della Tenenza di Bisceglie, l’esecuzione non sarebbe stata un atto isolato bensì il tragico epilogo di una lite degenerata tra due gruppi distinti; all’azione criminale, spiegano gli investigatori, avrebbero preso parte almeno due persone armate di pistola che, secondo alcune testimonianze raccolte tra i sopravvissuti, avrebbero agito con determinazione. Sebbene alcuni dettagli materiali della sparatoria restino ancora al vaglio della Scientifica – intervenuta immediatamente per i rilievi balistici – quel che appare già chiaro agli inquirenti è la matrice intenzionale dell’aggressione, supportata dall’analisi delle telecamere di videosorveglianza già acquisite dagli inquirenti e attualmente al setaccio. La calma apparente del locale, affollato nonostante l’ora tarda, venne rotta da un litigio che, in pochi istanti, ha preceduto la deflagrazione dell’arma: un copione già visto in altre discoteche della provincia, dove il controllo del territorio e delle piazze di spaccio si contende spesso a suon di proiettili.
Chi era la vittima e il contesto giudiziario
Filippo Scavo non era certo un volto nuovo per la cronaca nera pugliese; il suo nome, infatti, compare in numerosi atti giudiziari della Direzione Distrettuale Antimafia di Bari, che da anni monitora l’infiltrazione delle cosche nei locali notturni. Ritenuto un esponente di spicco – o comunque un affiliato di rilievo – del clan Strisciuglio (storica organizzazione mafiosa barese con radici profonde nel tessuto sociale del capoluogo), Scavo era stato già menzionato in passato per alterchi violenti in altri club, tra cui un episodio critico avvenuto a marzo 2024 in un pub del centro di Bari, dove avrebbe avuto un duro confronto con un membro del clan rivale dei Capriati. Ed è proprio in questa chiave che va letta la scelta del luogo: la discoteca, un tempo rifugio spensierato per i giovanissimi, è diventata il teatro preferenziale dove le nuove leve dei clan – delle famiglie Capriati, Palermiti, Parisi e, appunto, Strisciuglio – si affrontano per questioni di egemonia territoriale o per regolare vecchi conti in sospeso.
Le indagini della Dda e il precedente di Molfetta
Un aspetto che rende ancora più torbida la vicenda è il legame, sebbene indiretto, tra il nome della vittima e altre stragi dimenticate: Scavo, infatti, viene citato nelle informative delle forze dell’ordine confluite nell’inchiesta relativa all’omicidio di Antonella Lopez – la 19enne uccisa per errore il 22 settembre 2024 durante un conflitto a fuoco all’interno della discoteca “Bahia” di Molfetta – sebbene gli investigatori tengano a precisare che i due omicidi non siano tecnicamente collegati tra loro. Questo dettaglio, tuttavia, rivela quanto la presenza di pregiudicati e armati sia ormai una costante nei luoghi di aggregazione giovanile del nord Barese, tanto da aver indotto la Procura a ipotizzare per l’agguato di questa notte il reato di omicidio con aggravante mafiosa. L’intervento diretto della Dda di Bari, che ha subito coordinato le indagini dei carabinieri, suggerisce che quanto accaduto al “Divinae Follie” non sia un episodio sporadico di cronaca, bensì l’ennesimo tassello di una guerra sommersa che i clan combattono a colpi di pistola, spesso davanti a centinaia di testimoni impotenti.




