Modric: “Vorrei vincere un trofeo con il Milan”. Il rientro contro il Cagliari e il futuro in stand-by

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Redazione Sport Redazione Sport   -   Non c’è tempo per le recite scolastiche, né per le metafore sui supereroi – Luka Modric, lo ammette lui stesso con un sorriso, si sente “una persona normale” nonostante la maschera protettiva che lo farà assomigliare a un giustiziere metropolitano. A meno di un mese dalla frattura dello zigomo rimediata nello scontro fortuito con Locatelli durante la gara contro la Juventus, il regista croato ha rimesso piede in campo ad Appiano Gentile e, come da copione, si candida per un posto da titolare nella sfida decisiva di domenica contro il Cagliari. La sua dichiarazione, rilasciata in esclusiva ai microfoni di SportMediaset, è una boccata d’ossigeno per l’ambiente rossonero, reduce da un’annata complicata e bisognoso di punti pesanti per blindare l’accesso alla prossima Champions League. “Mi sento bene – ha spiegato il numero 14 – e sto migliorando fisicamente; sono tornato ad allenarmi con la squadra e mi sto già abituando alla maschera. Ho molta voglia di tornare a giocare, perché fuori si soffre quando non puoi aiutare i compagni, come è successo contro il Genoa”. Parole che suonano come un messaggio diretto a Massimiliano Allegri, il quale dovrà sciogliere l’ultimo dubbio di formazione: “Ovviamente deciderà il mister – ha precisato Modric – ma io sono a disposizione”.

Il capitolo Allegri e la chimica ritrovata in panchina

A legare il centrocampista croato al suo allenatore, d’altronde, non c’è solo il semplice contratto che li accomuna a Milanello. Modric non ha risparmiato elogi per il tecnico livornese, descrivendolo come un “grande allenatore” capace di ottenere grandi risultati sia con il Milan che con la Juventus; un ritorno in rossonero che, a suo dire, sta producendo “un lavoro eccezionale”. L’analisi del pallone d’oro 2018 si fa tecnica e profonda quando sottolinea come Allegri prepari le partite con meticolosità e imponga la sua personalità nello spogliatoio. Un rapporto, questo, che va al di là della semplice tattica: è la base su cui il croato ha costruito la sua scelta, un anno fa, di approdare in Italia. “Quando ho scelto il Milan – ha ricordato Modric – era per dare una mano e tentare di vincere”. E se quest’anno l’obiettivo scudetto è sfumato, la fame non è certo diminuita, anzi, si è trasformata in una dichiarazione d’intenti netta: “Mi piacerebbe vincere un trofeo con il Milan”. Una frase che pesa come un macigno nel delicato equilibrio del mercato, ma che viene subito incorniciata dal “qui e ora”.

Il futuro? Congelato fino al triplice fischio di San Siro

Il contratto di Modric scade il 30 giugno e, come spesso accade con i fuoriclasse di questa età (quasi 41 primavere, ma sembra una formalità burocratica più che un dato biologico), il rinnovo è un tema caldo. Tuttavia, il croato ha scelto la linea dell’accerchiamento mediatico: nessuna concessione ai piani estivi, nessuna ipoteca sul futuro. “Quello che posso dire – ha tagliato corto – è che sono molto contento a Milano, ma la cosa più importante ora è la partita contro il Cagliari di domenica e la qualificazione in Champions. Per il resto vedremo”. Una strategia chiara, quella di blindare l’obiettivo sportivo immediato prima di sedersi al tavolo con la dirigenza, con la quale – a suo dire – i rapporti restano eccellenti. La città, del resto, ha già fatto breccia nel cuore del croato, che ne elogia la posizione geografica (vicina a montagna, mare e lago) e la qualità della vita, senza dimenticare un’appassionata dichiarazione d’amore per la cucina italiana: “La pasta è il mio piatto preferito”.

La maschera, la sofferenza e la voglia di Champions

Quel “fuori si soffre” pronunciato da Modric non è retorica. Guardare i compagni dal bordo campo, come è accaduto contro il Genoa, è stata una piccola agonia per un calciatore abituato a dettare i tempi del gioco. L’operazione allo zigomo, che lo costringerà a indossare la protezione facciale per le prossime uscite, è stata superata con la consueta resilienza. Luka sa bene che domenica sera non si gioca solo una partita, ma l’intera credibilità di una stagione: la qualificazione alla massima competizione europea è il lasciapassare per progetti ambiziosi e, forse, anche la chiave di volta per convincerlo a restare. In un campionato che lui stesso definisce “competitivo e migliore di quel che pensano all’estero”, il Milan cerca la scintilla decisiva. E chi, se non il vecchio leone dalla maschera argentata, potrebbe accenderla?

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