Burioni lascia i social: "La scienza non è un'opinione, meglio pochi studenti attenti"
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Redazione Interno
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Il virologo Roberto Burioni, intervenendo a “Che tempo che fa” su Discovery+, ha motivato la sua scelta di abbandonare i social network tradizionali, una decisione che segna un punto di svolta nel suo approccio alla comunicazione scientifica. Egli ha infatti spiegato, con una metafora che richiama la sua esperienza accademica, di preferire di gran lunga un pubblico numericamente inferiore ma realmente interessato alla discussione, piuttosto che una platea sterminata e potenzialmente ostile. "La scienza non è un’opinione politica", ha affermato con decisione il virologo, "e non si decide con il televoto".
Una nuova 'aula' per la divulgazione
Il suo approdo sulla piattaforma Substack, che egli stesso paragona a una nuova cattedra, rappresenta una scelta strategica per ritrovare un contatto più autentico con i lettori, lontano dal rumore di fondo che spesso caratterizza i dibattiti online. Burioni ha sottolineato come, in un'epoca in cui le informazioni viaggiano a velocità incontrollate, sia diventato fondamentale selezionare gli ambienti in cui operare, privilegiando la qualità del dialogo sulla quantità degli interventi. "Meglio un’aula con cento studenti interessati", ha dichiarato, "che una con cinquemila pronti a tirare uova", una frase che racchiude in sé tutta la frustrazione per le incomprensioni e gli attacchi personali che talvolta hanno segnato la sua presenza sui social media.
Il contesto delle aggressioni verbali
Questa presa di posizione, per quanto personale, si inserisce in un contesto più ampio dove l'aggressività verbale online può talvolta travalicare i confini dello schermo, riflettendo una tendenza che tocca da vicino anche la cronaca nera. Episodi di violenza, come l'accoltellamento di undici persone su un treno a Cambridge dove due vittime sono rimaste in pericolo di vita, dimostrano con drammatica evidenza come l'escalation dell'intolleranza, in qualunque forma si manifesti, rappresenti un problema reale e urgente da affrontare, sebbene le dinamiche e le motivazioni restino distinte e da accertare nelle aule di giustizia.
La ricerca di un dialogo costruttivo
La scelta di Burioni, pertanto, non va interpretata come una semplice fuga, bensì come una volontà di ricostruire uno spazio di confronto dove i contenuti possano essere valutati per il loro merito intrinseco. Egli sembra voler cercare, in definitiva, un terreno più fertile per seminare il metodo scientifico, un luogo dove le sue argomentazioni non vengano sommerse da reazioni impulsive ma possano invece essere discusse con la dovuta attenzione. È un cambio di strategia che, al di là delle singole opinioni, invita a una riflessione profonda sulle modalità con cui oggi si costruisce e si diffonde la conoscenza.




