Ladro ucciso da vigilante, i fori di proiettile sulle auto parcheggiate in via Cassia

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La procura di Roma è al lavoro per ridefinire il titolo di reato nel caso della rapina avvenuta ieri in zona Cassia, dove un ladro è stato ucciso da un colpo di pistola esploso da un vigilante. Inizialmente, la guardia giurata era indagata per tentato omicidio, ma con la morte del 20enne romeno, il fascicolo si è trasformato in un’indagine per omicidio. I carabinieri, coordinati dalla procura della Capitale, stanno ricostruendo i dettagli di una vicenda che ha lasciato segni evidenti sul luogo del fatto: fori di proiettile sulle auto parcheggiate in via Cassia, testimoni muti di una sparatoria che ha sconvolto il quartiere.

Antonio Micarelli, il vigilante di 60 anni che ha esploso i colpi, è un uomo conosciuto da tutti nel condominio dove vive con la moglie. Padre di una figlia e nonno di tre nipoti, Micarelli lavora da anni come guardia giurata in una società della zona. I residenti lo descrivono come una persona tranquilla e per bene, lontana dai riflettori della cronaca nera fino a ieri sera, quando si è trovato coinvolto in un episodio drammatico. «Si è difeso, cosa doveva fare?», ha commentato Giuseppe, titolare della tabaccheria di fronte al condominio, riassumendo con poche parole il sentire di molti.

La dinamica dell’accaduto, ancora sotto indagine, sembra delineare uno scontro improvviso e violento. Micarelli, fuori servizio, ha impugnato la pistola esplodendo una decina di colpi contro una banda di rapinatori sorpresa mentre metteva a segno un colpo in un appartamento. I ladri, in fuga, avrebbero tentato di investire il vigilante con la loro auto, scatenando una reazione che ha portato alla morte di uno di loro, colpito alla testa da un proiettile. Il ragazzo, un 20enne di origine romena, è deceduto oggi in ospedale, trasformando un tentativo di difesa in un caso giudiziario complesso.

Sul posto, i carabinieri hanno rinvenuto i segni della sparatoria: auto crivellate di proiettili, vetri frantumati e un’atmosfera tesa, ancora palpabile tra i residenti. La procura, ora chiamata a valutare le circostanze dell’accaduto, dovrà accertare se l’uso delle armi da parte del vigilante rientri nei limiti della legittima difesa o se, invece, sia configurabile un eccesso colposo. Intanto, il quartiere si interroga su quanto accaduto, diviso tra chi vede in Micarelli un uomo che ha fatto ciò che riteneva necessario e chi teme le conseguenze di un gesto che ha portato alla morte di un giovane.

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