Vinales e Bastianini accendono Assen: "KTM mi ha tradito", "Ducati, addio italiani"
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Redazione Sport
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Il paddock di Assen, teatro del Gran Premio d'Olanda, si è trasformato in un ring verbale. Le dichiarazioni rilasciate da Maverick Vinales ed Enea Bastianini hanno acceso gli animi, con il pilota spagnolo che ha scelto la via dello scontro frontale con KTM e il riminese che ha invece puntato il dito contro la gestione dei piloti italiani da parte di Ducati, in un weekend che si preannunciava già caldo per le sorti del mercato piloti 2027.
L'ira di Vinales: "Se KTM mi butta fuori, colpa loro"
La frustrazione di Maverick Vinales è esplosa in maniera veemente, con il pilota del team Tech3 che ha accusato il costruttore austriaco di averlo lasciato all'oscuro sul proprio futuro, spingendolo verso la porta d'uscita della MotoGP. "Non ho ricevuto alcuna notizia da KTM" ha dichiarato Vinales, apparendo visibilmente scosso; il mercato è in fermento e i contratti si ufficializzano, ma su di lui non c'è alcuna novità, come se fosse un fantasma nel suo stesso team.
La goccia che ha fatto traboccare il vaso, per il pilota spagnolo, è stata la decisione di non farlo salire sulla RC16 nella versione 850cc durante il test di Brno, preferendo a lui Pedro Acosta, un pilota che dall'anno prossimo correrà con la Ducati.
Secondo Vinales, la vicenda del test è l'emblema di un tradimento: per due settimane gli era stato promesso che avrebbe provato la moto, poi la decisione è stata ribaltata senza nemmeno una telefonata, con la scusa di una forma fisica non ottimale che, a suo dire, non gli avrebbe comunque impedito di fare qualche giro. "Con episodi del genere credo che il messaggio sia chiaro" ha tuonato, sottolineando come il piano iniziale prevedesse il suo passaggio nel team ufficiale, un'ipotesi poi accantonata e mai comunicatagli direttamente.
La sua conclusione è amara: "Ad oggi, me ne vado. Se dovessi lasciare il Campionato del Mondo, la colpa sarebbe solo di KTM. Se sapevano fin dall'inizio che non sarei entrato a far parte del team ufficiale, avrebbero dovuto lasciarmi andare così che potessi trovare un altro lavoro".
La replica di Steiner: "Da accattone non si fa il difficile"
Le accuse di Vinales non sono certo passate inosservate al manager del team Tech3, Guenther Steiner, che non ha usato mezzi termini per commentare lo sfogo del suo pilota. "Non credo che sia la cosa più intelligente da fare" ha dichiarato Steiner ai microfoni, aggiungendo un commento che è suonato come una vera e propria doccia gelata per lo spagnolo: "Se non hai scelta, se sei un accattone, non puoi permetterti di fare il difficile".
Un'affermazione che delinea un quadro impietoso della posizione contrattuale di Vinales, ormai con le spalle al muro mentre la maggior parte dei posti sulla griglia sono già stati assegnati per la prossima stagione.
Steiner ha inoltre respinto al mittente le accuse di scarsa competitività rivolte a KTM, ricordando che Pedro Acosta ed Enea Bastianini riescono a portare la RC16 in top ten nonostante le difficoltà tecniche. "Non so cosa stesse pensando, forse era molto emotivo per la possibilità di non essere più in MotoGP l'anno prossimo e si è fatto prendere la mano" ha concluso il manager, smorzando sul nascere ogni tentativo di Vinales di fare leva sull'opinione pubblica per forzare la mano alla casa madre.
Bastianini: "Troppi spagnoli in Ducati, qualcosa non ha funzionato"
Se Vinales ha scelto la strada della rabbia, Enea Bastianini si è invece concentrato sulla dimensione politica del mercato, sollevando un tema spinoso che riguarda il marchio più rappresentativo del motociclismo italiano. Il pilota della Tech3, che si appresta a lasciare KTM a fine stagione con ogni probabilità per approdare in Aprilia Trackhouse, ha commentato l'orientamento sempre più spagnolo del team Ducati, che nel 2027 schiererà Marc Marquez e Pedro Acosta nel team ufficiale e solo un italiano, forse Nicolò Bulega, tra i team satellite.
"In Ducati hanno gestito le cose in modo particolare, perché, se non resta nessun italiano sarà perché qualcosa non ha funzionato. Ma non sta a me giudicarlo" ha dichiarato Bastianini, che ha partecipato a quella trasformazione come protagonista indiretto. Secondo il riminese, la svolta è arrivata nel 2024, quando Ducati ha "abbandonato un progetto per andare verso un'altra strada", cambiando la strategia che vedeva ben cinque italiani in sella alle otto Desmosedici e scegliendo di puntare su profili internazionali.
Un mercato che brucia e un'Italia che perde il suo simbolo
Le parole di Bastianini riecheggiano come un'amara fotografia di un cambio di paradigma epocale, segnando la fine di un'era in cui la Ducati era considerata la casa dei piloti italiani per eccellenza, mentre ora si appresta a vivere la sua prima stagione senza un italiano nel team ufficiale dal lontano 2010. L'analisi di Bastianini, da ex pilota di Borgo Panigale, è spietata: "Tutti vogliono essere i migliori, e un costruttore come Ducati vuole capire chi potrebbe essere il miglior pilota possibile per la sua moto. tuttavia, se non c'è più neanche un pilota italiano, è ovvio che ci sono dei dubbi. Questo potrebbe suggerire che qualcosa non ha funzionato come avrebbe dovuto" ha concluso.
In un clima di tensione palpabile, il weekend di Assen si conferma non solo un appuntamento cruciale per la classifica, ma anche il palcoscenico definitivo delle scelte di mercato che stanno ridisegnando la MotoGP del futuro, dove il talento italiano rischia di diventare un'eccezione e non più la regola. Vinales, dal canto suo, resta in attesa di un segnale che sembra non arrivare, mentre la sua carriera nella classe regina pende da un filo che lui stesso ha contribuito a logorare con le sue stesse dichiarazioni.




