Influenza a Napoli, il picco lascia il posto a complicanze respiratorie severe

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'ondata influenzale, che nella regione Campania ha raggiunto un'intensità paragonabile solo a quella registrata in Sicilia e Sardegna, sembra aver superato il suo apice, una circostanza che però non ha immediatamente alleviato la pressione sui nosocomi napoletani. Gaetano Gubitosa, direttore dell'Asl Napoli 1, ha fornito un'analisi dettagliata della situazione, sottolineando come, durante il periodo festivo, i numeri degli accessi in pronto soccorso per sindromi influenzali siano stati «pressoché identici» a quelli dello scorso anno. Tuttavia, e qui risiede il dato più significativo, la natura clinica di tali accessi è mutata in maniera sostanziale, configurando un quadro epidemiologico più complesso e impegnativo per i reparti ospedalieri.

L'evoluzione clinica: dall'influenza alle crisi respiratorie

Il cambiamento della «branca», per usare le parole di Gubitosa, è evidente negli ospedali del Mare, San Paolo e Pellegrini: l'anticipo con cui il virus ha circolato quest'anno sta infatti producendo, in questa fase, un numero maggiore di ingressi direttamente in pneumologia, a discapito dei reparti dedicati alla semplice influenza. Questo spostamento indica chiaramente una maggiore incidenza di complicanze respiratorie evolute, come polmoniti, che richiedono cure più specialistiche e degenze potenzialmente più lunghe. Una tendenza confermata anche dal Cardarelli, dove il direttore Antonio D'Amore ha parlato esplicitamente di una situazione di «iper afflusso», sebbene controllata, e di «molte polmoniti», legate al picco influenzale che ha colpito «in maniera abbastanza importante».

L'impatto sulle strutture e l'appello dalla medicina del territorio

Ne consegue un panorama ospedaliero teso, con un incremento stimato del 25% dei pazienti con influenza grave ricoverati al Cardarelli rispetto alla media bassa degli ultimi giorni del 2025, un dato che coinvolge pure l'ospedale pediatrico Santobono e che si teme possa ricevere un'ulteriore spinta dalla riapertura delle scuole. Proprio per scongiurare un intasamento delle strutture di emergenza, che rischia di compromettere l'efficacia delle risposte ai casi più severi, si leva forte l'appello dei medici di base, spesso il primo presidio sanitario a contatto con la cittadinanza. L'invito, ribadito con insistenza dai direttori delle aziende sanitarie, è a consultare il proprio medico di medicina generale prima di recarsi in pronto soccorso, riservando quest'ultimo alle reali emergenze.

La gestione dell'emergenza tra numeri consolidati e nuove sfide

Se dunque, dal punto di vista quantitativo, il sistema sembra aver gestito un volume di accessi simile a quello dell'anno precedente, la vera differenza sta nella qualità, più gravosa, delle patologie trattate. La circolazione precoce del virus, identificato come influenza K e di tipo A, ha creato le condizioni per un aumento significativo di polmoniti gravi, trasformando una consueta ondata stagionale in una prova di stress per i reparti di pneumologia. Resta, come elemento di cautela, l'attenzione per le prossime settimane, durante le quali gli effetti della ripresa della vita collettiva dopo le feste e il ritorno in aula degli studenti potranno offrire un quadro definitivo sull'impatto complessivo di questa stagione influenzale particolarmente aggressiva.

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