Influenza, reparti in affanno: dal nord al centro picchi di accessi e ricoveri

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Redazione Salute Redazione Salute   -   L'ondata influenzale, che aveva trovato diversi esperti già in allerta nelle ultime settimane dello scorso anno, non ha concesso tregua con l'arrivo del nuovo, mettendo a durissima prova i sistemi sanitari in regioni come la Lombardia, il Piemonte e l'Umbria. Si registra, difatti, un incremento generalizzato e consistente degli accessi ai pronto soccorso, molti dei quali motivati non da semplici stati febbrili ma da complicanze respiratorie di una certa gravità. La promessa di un gennaio pesante, come sottolineato tra gli altri dall'infettivologo Matteo Bassetti parlando di una circolazione particolarmente intensa di virus e batteri, si è dunque concretizzata in numeri che tracciano un quadro critico, con reparti che faticano a reggere l'assalto di pazienti, soprattutto nelle fasce d'età più vulnerabili.

La situazione in Umbria e il caso di Alessandria

Nell'ambito dell'Usl Umbria 2, per fare un esempio, le strutture di Terni e Foligno hanno vissuto giorni di pressione eccezionale. Nel solo ospedale di Terni, nella prima settimana di gennaio, sono state accertate ben trentotto polmoniti, un dato che da solo spiega l'aumento degli ingressi per problemi respiratori. A Foligno, poi, gli afflussi hanno superato del venti per cento la norma, toccando punte di oltre duecento accessi in ventiquattr'ore, con un inevitabile e conseguente incremento dei ricoveri ordinari. Un parallelo significativo arriva dal Piemonte, dove gli ospedali di Alessandria hanno visto un vero boom di presenze: nel dicembre 2025, infatti, il pronto soccorso del Civile e dell'Infantile ha registrato un +19% di accessi rispetto allo stesso mese del 2024, con quasi mille persone in più che hanno cercato assistenza.

Il picco lombardo e le contromisure

In Lombardia, la Regione aveva previsto una risposta per tentare di arginare l'assalto ai dipartimenti d'emergenza. Qui, dove i dati ufficiali confermano che i più colpiti dal mix di influenza, para-influenze, bronchiti e polmoniti sono i bambini e gli over settanta, sono stati riproposti gli "hub infettivologici", dei punti dedicati nati da una sperimentazione avviata l'anno precedente. L'obiettivo di queste strutture, come spiegato dal direttore del numero unico per le urgenze non gravissime 116117, è proprio quello di decongestionare i pronto soccorso, filtrando i casi e indirizzandoli verso percorsi appropriati. Nonostante questa misura, le chiamate ai numeri di emergenza sono cresciute e la pressione nei reparti è rimasta elevatissima, come dimostrano i numeri di un fine settimana che ha visto centinaia di pazienti visitati soltanto in alcune strutture milanesi.

Un quadro nazionale complesso

Il fenomeno, pur con le sue specificità territoriali, disegna una fotografia nazionale preoccupante, caratterizzata da una diffusione virale precoce e aggressiva. Le complicanze severe, che portano alla diagnosi di polmoniti, sembrano essere una costante in diverse aree, trasformando quella che molti considerano una banale influenza stagionale in un problema sanitario serio. Gli accessi, molti dei quali potrebbero essere gestiti in setting assistenziali diversi dal pronto soccorso, continuano a crescere, segno che la percezione della gravità dei sintomi da parte della popolazione è alta e che il sistema fatica a offrire alternative percepite come efficaci e tempestive in questa fase di picco epidemico.

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