Truppe britanniche e francesi in Ucraina in caso di pace, Starmer precisa: "Necessario voto in Parlamento"

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un documento trilaterale, siglato a Parigi, impegna per la prima volta in via formale Regno Unito e Francia a valutare l'invio di proprie truppe in Ucraina, una circostanza che si concretizzerebbe esclusivamente a seguito di un accordo di pace con la Russia. L'intesa, firmata dai leader Keir Starmer ed Emmanuel Macron insieme al presidente ucraino Volodymyr Zelensky, rappresenta l'esito di mesi di trattative condotte tra Kiev e quel gruppo di Paesi, definiti "volenterosi", intenzionati a fornire garanzie di sicurezza a lungo termine. Lo stesso Starmer, però, ha immediatamente posto una condizione nazionale precisa, sottolineando come un eventuale dispiegamento di soldati britannici richiederebbe il previo via libera del Parlamento di Londra.

Il quadro della forza multinazionale

La dichiarazione di Parigi, che ha coinvolto anche rappresentanti dell'Unione Europea e della NATO, mira a dare una cornice meno indefinita al progetto di una forza multinazionale, il cui compito sarebbe quello di vigilare sul rispetto dei termini di un futuro trattato di pace. L'iniziativa, come emerso dal vertice, prevede anche la creazione di hub militari logistici sul territorio ucraino, un piano che Londra e Parigi intendono portare avanti congiuntamente. Dall'incontro è parso evidente come Zelensky continui a sollecitare, soprattutto da Bruxelles, risposte chiare e inequivocabili riguardo alla futura architettura di difesa del proprio Paese, considerata una precondizione per una stabilità duratura.

Le ombre sul ruolo degli Stati Uniti

Se l'impegno europeo, con le note eccezioni di chi come il governo italiano ha ribadito la propria linea contraria all'impiego di truppe, sembra aver trovato una formulazione più solida, diverso è il discorso per gli Stati Uniti. L'amministrazione del presidente Donald Trump, pur avendo espresso un generico "supporto" in caso di nuovi attacchi russi, non ha sottoscritto l'impegno specifico sulle garanzie di sicurezza contenuto nelle bozze iniziali. Questa assenza, che ha alimentato interrogativi sulle reali intenzioni di Washington, è stata al centro dei successivi colloqui tra le delegazioni ucraina e statunitense, tenutisi sempre nella capitale francese con l'obiettivo di trasformare le dichiarazioni di principio in passi operativi concreti.

La strada ancora incerta verso la pace

L'intera discussione sulle garanzie di sicurezza, del resto, si sviluppa sullo sfondo di negoziati di pace che non hanno ancora registrato una svolta decisiva. L'ipotesi di un dispiegamento militare internazionale, quindi, rimane al momento strettamente condizionata al raggiungimento di un cessate il fuoco e di un accordo politico, traguardi la cui complessità è ben nota. La dichiarazione di Parigi segna, nondimeno, un punto politico significativo, poiché fissa per iscritto la disponibilità di due potenze europee a un passo che, fino a poco tempo fa, sarebbe parso impensabile, vincolandolo però a un percorso istituzionale interno e a un contesto di pacificazione ancora tutto da costruire.

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