Parigi svela il piano per la sicurezza post-bellica: truppe britanniche e francesi pronte a schierarsi in Ucraina

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Nel cuore di un inverno diplomatico ancora segnato dalle incertezze, la storica firma apposta a Parigi disegna, per la prima volta in modo così esplicito, la cartina di un futuro impegno militare occidentale sul suolo ucraino, una volta che le armi taceranno. Il documento trilaterale, siglato nel corso del vertice della cosiddetta Coalizione dei volenterosi, vincola Regno Unito e Francia a valutare il dispiegamento di propri soldati a garanzia della sicurezza del Paese, qualora si giungesse a un accordo di pace con la Russia. Un passaggio, questo, che rappresenta l’esito più tangibile di mesi di trattative riservate tra Kiev e quel gruppo di nazioni, appunto definite ‘volenterose’, che hanno da tempo lavorato a scenari di stabilizzazione post-conflitto, i cui dettagli operativi restano però da chiarire completamente.

Il nodo del via libera parlamentare e il ruolo degli Stati Uniti

A temperare l’immediatezza dell’annuncio, subito dopo la firma, è intervenuto il premier britannico Keir Starmer, il quale ha precisato con nettezza che un eventuale invio di truppe necessiterebbe del voto favorevole del Parlamento di Westminster. “Non si tratta di una decisione esecutiva”, ha sottolineato Starmer, collocando così l’impegno assunto in una cornice di rigorosa legalità costituzionale. Nel contempo, l’accordo raggiunto nella capitale francese sembra aver compiuto un passo ulteriore nel coinvolgimento di Washington, la cui presenza, seppur non in prima linea nel contingente di terra menzionato, viene indicata come cruciale. La dichiarazione, infatti, riconosce una “convergenza operazionale” che include esplicitamente gli Stati Uniti, dai quali ci si aspetta uno “scudo” di supporto strategico in caso di nuove minacce russe, come emerso dalle richieste avanzate dalla parte ucraina.

Il quadro diplomatico e le posizioni divergenti in Europa

Mentre le delegazioni tecniche, il giorno seguente il vertice, hanno proseguito i colloqui a Parigi per tradurre i principi politici in meccanismi concreti, il panorama europeo mostra ancora linee divergenti. All’impegno franco-britannico, e all’auspicata copertura americana, fa da contraltare la posizione netta espressa da altri leader. Il presidente francese Emmanuel Macron ha presentato la “Dichiarazione di Parigi” come uno strumento per “garantire una pace duratura”, un progresso notevole secondo la sua valutazione. Tuttavia, dall’Italia è giunta una presa di distanza altrettanto chiara, con la premier che ha ribadito la non partecipazione del suo paese a eventuali schieramenti di truppe, evidenziando come il cammino verso una soluzione condivisa tra tutti gli alleati sia ancora irto di ostacoli.

Verso la definizione di una forza multinazionale

L’obiettivo dichiarato del vertice era proprio quello di dare sostanza a quella “fumosa cornice” di una forza multinazionale di cui si discute da tempo, tentando di offrire a Kiev quelle “risposte inequivocabili” sulla difesa futura che il presidente Volodymyr Zelensky ha più volte sollecitato. La Dichiarazione, che impegna i 35 paesi della Coalizione, stabilisce il principio di una presenza internazionale post-pace, con Londra e Parigi pronte a fare da perno militare, e con l’intenzione, annunciata da Starmer e Macron, di creare “hub militari in loco”. Si tratta di elementi che, nel loro insieme, costituiscono un cambio di passo nella pianificazione della sicurezza euro-atlantica, anche se la sua attuazione rimane strettamente condizionata al raggiungimento di quel cessate il fuoco che, al momento, appare ancora un traguardo lontano.

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