Forlì, l’autista dell’ambulanza è accusato di aver ucciso sei anziani con iniezioni d’aria
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Redazione Interno
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Sono bastati pochi chilometri, talvolta meno di due, per trasformare un banale trasferimento sanitario in una trappola mortale. A Meldola, nel forlivese, i carabinieri hanno eseguito all’alba di sabato un’ordinanza di custodia cautelare nei confronti di Luca Spada, 27 anni, autista e soccorritore della Croce Rossa, sospettato di essere un serial killer di pazienti fragili. Il gip, accogliendo la richiesta della Procura diretta da Enrico Cieri, ha chiuso una falla investigativa che durava da mesi: le vittime accertate, inizialmente stimate in cinque, sono ora sei, tutte persone anziane decedute durante o immediatamente dopo il trasporto a bordo del mezzo guidato dal giovane, avvenuto tra febbraio e novembre del 2025.
L’inchiesta, che tiene banco nelle aule di giustizia romagnole, si regge su un’ipotesi tecnica precisa quanto agghiacciante. Secondo quanto ricostruito dai carabinieri del Nas e dal Ris di Parma, il metodo utilizzato da Spada – soprannominato “Spadino” – sarebbe stato quello di provocare un’embolia gassosa, iniettando aria letale nelle vene dei pazienti tramite siringhe. L’ultimo caso, quello che ha fatto scattare la misura restrittiva, riguarda una donna di 85 anni, Deanna Mambelli, deceduta il 25 novembre scorso durante un trasferimento di routine tra una clinica privata e l’ospedale Morgagni di Forlì. La salma, sottoposta ad autopsia, ha rivelato un “arresto cardiaco da morte violenta”, un verdetto che ha spinto gli inquirenti a scavare più a fondo nei precedenti del 27enne.
Le intercettazioni choc e il movente “assistenziale”
La svolta decisiva per l’arresto è arrivata dalle intercettazioni, che hanno restituito il ritratto di un uomo privo di rimorso. In una conversazione captata dagli investigatori, Luca Spada avrebbe giustificato i decessi con una sorta di pietà distorta, dichiarando testualmente: “Quei poveri vecchietti soffrivano troppo, è giusto che vadano davanti al Buon Dio”. L’elemento che più ha pesato sulla richiesta di custodia cautelare – oltre all’evidente pericolo di reiterazione – è stata la seguente ammissione, ascoltata in aula: “M’è piaciuto molto farlo, anzi lo devo rifare al più presto”. Queste frasi, pronunciate senza alcun filtro, hanno spostato l’accusa da un’ipotesi di omicidio colposo a quella di omicidio volontario plurimo aggravato dalla premeditazione, inquadrando Spada come una sorta di “angelo della morte” che operava indisturbato nel vano sanitario.
Spada, che si è sempre dichiarato estraneo ai fatti definendosi “un bravo ragazzo” e parlando di “coincidenze” legate alla fragilità dei pazienti, è stato rintracciato e bloccato sabato mattina mentre si trovava davanti a un’agenzia funebre di amici di famiglia. La circostanza, seppur casuale, ha aggiunto un alone di inquietudine a un profilo già complesso: il 27enne, padre da pochi mesi, era molto conosciuto in zona non solo per il volontariato iniziato in adolescenza, ma anche per una recente candidatura in consiglio comunale a Meldola e per la gestione di alcune attività commerciali, tra cui una piadineria.
L’indagine sui “trasporti secondari” e gli accertamenti tecnici
Il fulcro dell’inchiesta si concentra su ciò che in gergo viene definito “trasporto secondario”, ovvero spostamenti non urgenti di pazienti tra diverse strutture sanitarie o verso casa. In questi contesti, spesso sottovalutati dal punto di vista della sorveglianza clinica, l’equipaggio dell’ambulanza è composto da due soli operatori, che si alternano alla guida e nell’assistenza. I pubblici ministeri Andrea Marchini e Enrico Cieri hanno accertato che nei sei episodi contestati, Spada si trovava sempre nel vano posteriore a contatto con i pazienti al momento del malore improvviso.
A supporto della tesi accusatoria, i militari hanno sequestrato il materiale sanitario presente sui mezzi utilizzati dal 27enne. Siringhe, cateteri venosi, connettori a tre vie e aghi sono stati inviati ai laboratori del Ris di Parma per accertamenti. Gli esami, ancora in fase di analisi, mirano a individuare tracce biologiche o residui anomali che possano confermare l’uso di aria o di sostanze venefiche. Nonostante la difesa – affidata all’avvocato Gloria Parigi – abbia più volte ribadito che i protocolli di sicurezza erano stati rispettati e che i decessi erano avvenuti anche giorni dopo il trasporto, per il giudice sussiste il concreto pericolo di inquinamento delle prove, motivo per cui è stata disposta la custodia in carcere senza attenuanti.
Il silenzio del paese e la scia di 11 vittime
Meldola, diecimila anime nella conca della ValBidente, fatica a metabolizzare la notizia. Quello che colpisce, nelle cronache locali, è il dato che emerge dalle pieghe dell’ordinanza: i sei omicidi accertati potrebbero essere solo la punta dell’iceberg. La Procura di Forlì ha infatti allargato il proprio spettro d’indagine ad almeno otto casi sospetti, e fonti investigative parlano di un esame approfondito su undici episodi mortali che vedevano il 27enne in servizio. La strategia difensiva di Spada, che fino all’ultimo ha respinto le accuse con uno slogan ripetuto ai cronisti (“Non sono un mostro”), si è infranta contro la crudezza delle intercettazioni e il rigore dei riscontri autoptici.
Al momento, il provvedimento restrittivo si basa unicamente sulla morte della 85enne, in attesa che le complesse analisi dei Ris completino il quadro. Tuttavia, il modus operandi ricorrente – malori improvvisi a pochi minuti dalla partenza e mancata risposta alle manovre di rianimazione – ha convinto il gip a isolare il giovane dalla comunità. La Croce Rossa, che aveva già provveduto alla sospensione di Spada non appena erano emersi i primi sospetti, ha reso noto che l’ex dipendente non era più in servizio al momento dell’arresto. Le indagini proseguono senza sosta, con l’obiettivo di verificare se altre famiglie, oggi in lutto, abbiano subito la stessa sorte per mano di un uomo che, a bordo di un’ambulanza, aveva giurato di salvare vite.




