Anziani morti in ambulanza, il gip ordina l’arresto per l’autista Luca Spada
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Redazione Interno
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L’ombra di un serial killer in divisa, o almeno questa è la pesante ipotesi su cui stanno lavorando i magistrati della Procura di Forlì, si è materializzata ieri con l’esecuzione di un’ordinanza di custodia cautelare ai danni di Luca Spada, ventisettenne di Meldola. Il giovane, che svolgeva la funzione di autista soccorritore per la Croce Rossa, è stato tratto in arresto dai carabinieri con l’accusa, a dir poco agghiacciante, di omicidio volontario; lo stesso gip, accogliendo la richiesta del procuratore Enrico Cieri, ha ritenuto sussistenti gravi indizi di colpevolezza in relazione ai decessi di alcuni pazienti anziani avvenuti – circostanza che ha gettato nello sconcerto l’intera comunità romagnola – durante o immediatamente dopo il trasporto a bordo del mezzo di soccorso.
Secondo quanto emerso finora dagli atti investigativi, che hanno preso il via da una segnalazione interna dei colleghi dello stesso Spada, il modus operandi ipotizzato dagli inquirenti sarebbe tanto subdolo quanto difficile da intercettare a prima vista: la cosiddetta “tecnica dell’effetto bolla d’aria”. In pratica, l’operatore socio-sanitario, approfittando della solitudine del paziente durante il tragitto, avrebbe iniettato aria nel sistema circolatorio di questi ultimi utilizzando siringhe; una manovra che, come noto in campo medico, provoca un’embolia gassosa letale. Le indagini, che hanno visto il coinvolgimento dei Ris di Parma per gli accertamenti tecnici irripetibili sul materiale sequestrato, si sono concentrate proprio su siringhe, aghi e cateteri venosi trovati nella disponibilità del ventisettenne, alcuni dei quali ancora muniti di residui di liquido trasparente.
L’escalation dei sospetti e le vittime
Il numero delle vittime, un dettaglio che aggrava ulteriormente il quadro, non è rimasto statico nel corso delle settimane. Se inizialmente si parlava di cinque episodi sospetti verificatisi in un arco temporale ristretto tra la fine del 2025 e l’inizio del 2026, le verifiche successive hanno portato i militari a estendere il perimetro dell’inchiesta fino a undici casi potenzialmente riconducibili alla condotta dell’indagato. Tra questi, emerge il caso di una ottantacinquenne che ha accusato un malore fatale mentre veniva condotta da una struttura all’altra per una semplice seduta riabilitativa; un trasporto che, stando alla ricostruzione della procura, si è trasformato in una trappola mortale. La contestazione mossa a Spada, difeso dall’avvocato Max Stani, non è quindi occasionale, ma assume i contorni dell’omicidio volontario aggravato dalla premeditazione e dall’aver commesso il fatto con “mezzo insidioso”.
Il fronte investigativo e la difesa
Mentre i Ris di Parma procedono con l’analisi del DNA e delle impronte digitali sui reperti biologici prelevati dall’ambulanza – la stessa su cui viaggiava abitualmente l’indagato –, i pubblici ministeri stanno vagliando anche un potenziale movente economico che, se confermato, getterebbe una luce ancora più sinistra sulla vicenda. Nello specifico, gli investigatori stanno analizzando i rapporti intercorsi tra Luca Spada e il titolare di un’agenzia funebre locale; non è escluso, anche se al momento si tratta solo di una pista, che dietro i decessi potesse esserci un sistema di “affari” illeciti legati alla gestione delle salme. L’indagato, che si è sempre professato innocente definendosi “non un mostro” e parlando di “coincidenze”, ha tentato di respingere le accuse sottolineando come in alcuni casi fosse lui alla guida e non a diretto contatto con il malato. Tuttavia, le telecamere installate all’interno del mezzo di soccorso – posizionate proprio dopo le prime segnalazioni anonime – avrebbero ripreso movimenti ritenuti “anomali” dai carabinieri, contribuendo a fornire il quadro indiziario che ha portato alla custodia cautelare in carcere del ventisettenne di Meldola.




