La Corte penale internazionale ordina un nuovo esame sui mandati d’arresto per Netanyahu e Gallant

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   L’Aja ha ribaltato la decisione con cui, lo scorso novembre, i giudici di primo grado della Corte penale internazionale (Cpi) avevano respinto le obiezioni di Israele sull’emissione dei mandati d’arresto per il primo ministro Benjamin Netanyahu e l’ex ministro della Difesa Yoav Gallant. La Camera d’appello, nella sentenza depositata giovedì, ha stabilito che la precedente valutazione non aveva considerato adeguatamente l’argomento centrale di Israele: il diritto a sollevare un’eccezione di incompetenza giurisdizionale ai sensi dell’articolo 19 dello Statuto di Roma.

Israele, che non ha mai ratificato il trattato istitutivo della Cpi, sostiene da mesi che la Corte non abbia autorità legale per indagare su presunti crimini commessi nei territori palestinesi. La sentenza di novembre, respingendo tale tesi, aveva di fatto lasciato aperta la strada all’eventuale emissione dei mandati, richiesti dal procuratore Karim Khan per presunti crimini di guerra durante il conflitto a Gaza. Ora, però, i giudici d’appello hanno ingiunto alla Camera preliminare di riesaminare la questione, pur senza sospendere i provvedimenti.

Nel frattempo, sullo sfondo della crisi umanitaria a Gaza, l’ex presidente americano Donald Trump ha affermato di aver persuaso Netanyahu a permettere l’ingresso di aiuti alimentari e medici nella Striscia. Una dichiarazione che, seppur non verificata in modo indipendente, arriva mentre le organizzazioni internazionali denunciano carenze critiche di beni essenziali.

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