Mandato d'arresto per Netanyahu divide l'Europa
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Redazione Esteri
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Il mandato di arresto per crimini di guerra e contro l'umanità a Gaza, emesso dalla Corte Penale Internazionale contro il primo ministro israeliano Benjamin Netanyahu e l'ex ministro della Difesa Yoav Gallant, ha suscitato una serie di reazioni contrastanti in tutto il mondo. In particolare, l'Europa e l'Italia si sono trovate divise su questo delicato tema.
Matteo Salvini, Ministro dei Trasporti, ha dichiarato che, pur avendo i suoi problemi legali da affrontare, ritiene che Israele debba essere difeso e abbia il diritto di proteggersi. Salvini ha espresso queste opinioni a margine dell'evento "Stati Generali, sanità Lega", tenutosi nell'Auditorium Gaber a Milano. La sua posizione riflette una visione di sostegno incondizionato a Israele, nonostante le accuse mosse dalla Corte Penale Internazionale.
Anche la presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, ha preso posizione sulla questione, sottolineando che le motivazioni della Corte dovrebbero essere sempre oggettive e non di natura politica. Meloni ha annunciato che approfondirà le ragioni che hanno portato alla sentenza e ha ribadito che non può esserci equivalenza tra le responsabilità dello Stato di Israele e quelle dell'organizzazione terroristica Hamas. La premier ha inoltre dichiarato che la Presidenza italiana del G7 intende porre il tema all'ordine del giorno della prossima Ministeriale Esteri, che si terrà a Fiuggi dal 25 al 26 novembre.
Antonio Tajani, anch'egli intervenuto sulla questione, ha affermato che l'Italia rispetta e sostiene la Corte Penale Internazionale, ma è convinta che il suo ruolo debba essere giuridico e non politico.




