Strasburgo condanna Netanyahu, mentre il governo italiano si divide
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Esteri
-
Benjamin Netanyahu ha compiuto, senza volerlo, un piccolo miracolo politico: unire il Parlamento europeo e, allo stesso tempo, dividere il governo italiano. A Strasburgo, ieri, un’ampissima maggioranza ha approvato una dichiarazione congiunta che condanna la situazione a Gaza, con un fronte trasversale che va dal Partito popolare europeo (Ppe) alla sinistra radicale. L’iniziativa, lanciata dalla socialista Iratxe García Pérez, ha raccolto il sostegno di oltre due terzi dell’emiciclo, lasciando ai margini soltanto i gruppi di destra, tra cui i Conservatori – dove siedono Fratelli d’Italia – e i Patrioti, a cui aderisce la Lega.
La risoluzione, che invoca il rispetto del diritto internazionale e denuncia il blocco israeliano agli aiuti umanitari, ha messo in luce una frattura già latente nell’esecutivo di Giorgia Meloni. Se, da un lato, la maggioranza europea ha trovato un’inusitata convergenza tra forze politiche spesso contrapposte, dall’altro ha costretto i partiti di governo a prendere posizioni divergenti. Mentre il Ppe, tradizionalmente alleato del centrodestra, si è allineato con le sinistre, i rappresentanti italiani della destra sovranista hanno scelto l’astensione o il voto contrario, rivelando una spaccatura che va oltre le mere dinamiche di palazzo.
Intanto, a Gaza, la strategia israeliana continua a suscitare polemiche. L’esercito, che definisce alcune aree come "zone cuscinetto", sta portando avanti un’operazione che va ben oltre la logica militare. Quello che viene descritto come un intervento di sicurezza si traduce, nei fatti, in una progressiva erosione del territorio palestinese, cancellando non solo infrastrutture, ma anche la presenza stessa di chi lo abita. Un approccio che, secondo molti osservatori, riflette una volontà di dominio più che di difesa.




