Caro energia Piemonte, nel 2026 rincari da 2,2 miliardi
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Redazione Economia
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Il caro energia Piemonte potrebbe tradursi nel 2026 in costi aggiuntivi per 2,2 miliardi di euro per famiglie e imprese della regione. La stima arriva dallo studio pubblicato dalla Cgia di Mestre, che calcola l’impatto di elettricità, gas e carburanti ipotizzando che i prezzi attuali restino invariati fino alla fine dell’anno. Il dato piemontese si inserisce in un quadro nazionale più ampio, con quasi 29 miliardi di euro di spese aggiuntive previste per il sistema italiano a causa dell’aumento dei costi energetici.
La crescita dei costi energetici dopo la crisi internazionale
L’aumento delle spese legate a energia, gas e carburanti non nasce nel 2026, ma affonda le radici nella crisi internazionale iniziata nel 2022, quando l’inflazione e i prezzi dell’energia hanno registrato una forte crescita. Da allora i valori non sono più tornati ai livelli precedenti, anche se il mercato ha continuato a seguire le sue normali oscillazioni. Secondo lo scenario considerato nello studio, il mantenimento degli attuali prezzi potrebbe quindi trasformare gli aumenti già accumulati in un ulteriore peso economico per famiglie e aziende piemontesi.
La stima della Cgia di Mestre prende in considerazione il costo complessivo sostenuto per carburanti, gas ed energia elettrica, evidenziando come il rincaro non riguardi un solo settore. Le spese quotidiane delle famiglie e i costi operativi delle imprese vengono influenzati contemporaneamente da più voci energetiche, con un effetto che coinvolge consumi domestici, mobilità e attività produttive. Lo scenario descritto viene definito preoccupante nello studio, che richiama anche il ruolo dell’Unione Europea nel trovare possibili risposte.
Carburanti e bollette al centro della nuova pressione sui prezzi
A incidere maggiormente sulla crescita dei costi sono anche i carburanti, in particolare per l’aumento dei prezzi di diesel e benzina. La componente legata alla mobilità rappresenta una delle voci che contribuiscono alla maggiore spesa complessiva prevista per il 2026, insieme ai consumi di gas ed elettricità. La situazione viene collegata alla guerra nel Golfo Persico, iniziata cinque mesi prima delle stime riportate nello studio, che ha avuto conseguenze sui prezzi energetici.
In diverse regioni italiane la stessa dinamica ha prodotto stime di aumento significative. Per il Veneto, ad esempio, la spesa aggiuntiva aggregata per famiglie e imprese viene indicata in quasi 3 miliardi di euro, con una crescita del 15,8% rispetto all’anno precedente nello scenario considerato. In Molise, invece, la previsione parla di 146 milioni di euro in più rispetto al 2025, con 76 milioni attribuiti alla crescita dei costi di diesel e benzina, pari a un aumento del 21,2%.
Le possibili soluzioni per contenere gli aumenti
Di fronte al nuovo aumento dei costi energetici, gli strumenti disponibili nel breve periodo vengono indicati come limitati. Tra le possibilità considerate ci sono forme di acquisto organizzato con la garanzia di tariffe fisse per alcuni mesi e lo sviluppo di soluzioni di autoproduzione dell’energia. Questi strumenti vengono indicati come alcune delle opzioni attualmente accessibili per cercare di ridurre l’impatto delle variazioni dei prezzi su famiglie e imprese.
Lo scenario delineato per il 2026 mostra quindi una pressione economica legata a carburanti, gas ed energia elettrica che coinvolge territori diversi con effetti differenti. Per il Piemonte la stima dei 2,2 miliardi di euro di costi aggiuntivi rappresenta il dato principale emerso dallo studio della Cgia di Mestre, basato sull’ipotesi che i prezzi energetici attuali rimangano stabili fino alla fine dell’anno.
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