Playstation 6 rimandata? La crisi delle memorie scuote l'industria dei videogiochi
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Redazione Scienza e Tecnologia
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L’industria dei videogiochi, abituata a misurarsi con l’evoluzione tecnologica e la corsa alla potenza grafica, si trova oggi a fare i conti con una variabile imprevista e solo apparentemente distante: l’esplosione della domanda di infrastrutture per l’intelligenza artificiale. Questa, assorbendo una quota massiccia della produzione globale di memorie RAM e sistemi di archiviazione, sta innescando una crisi di componenti che rischia di ridefinire le tempistiche di lancio della prossima generazione di console. Se inizialmente si dava per scontato un avvicendamento attorno al 2027, seguendo il ciclo settennale che aveva caratterizzato il passaggio da PlayStation 4 a PlayStation 5, le ultime indiscrezioni provenienti da fonti vicine alla filiera produttiva, e riprese da testate internazionali come Bloomberg, dipingono uno scenario radicalmente diverso: l'arrivo di PlayStation 6, la prossima console di Sony, potrebbe slittare al 2028 o addirittura al 2029 -1 -5 -6.
La tempesta perfetta: l’intelligenza artificiale soffoca il mercato delle memorie
All’origine di questa sconvolgimento, che alcuni analisti hanno già ribattezzato “RAMpocalisse”, c'è la fame insaziabile di chip a elevate prestazioni da parte dei giganti del settore tecnologico impegnati nello sviluppo e nell'addestramento di modelli di intelligenza artificiale -4. Aziende come Microsoft e Alphabet, per alimentare i propri data center, stanno letteralmente prosciugando la disponibilità di memorie DRAM e di storage ad alta velocità, generando una tensione sulla domanda che ha fatto schizzare i prezzi alle stelle in un arco di tempo sorprendentemente breve. Tra la fine del 2025 e l'inizio del 2026, si è registrato un incremento dei costi che in alcuni casi ha toccato picchi compresi tra il 150% e il 300%, con punte persino superiori per le memorie più performanti -9. Questo scenario, come prevedibile, non poteva rimanere confinato all'ambito dei server e dei personal computer, finendo per riverberarsi con violenza sull'elettronica di consumo, console comprese. Ogni dollaro in più speso per un componente, moltiplicato per decine di milioni di unità prodotte, si trasforma in un esborso potenzialmente insostenibile per i bilanci di una multinazionale, costringendo i produttori a rivedere le proprie strategie.
La strategia di Sony per l’hardware attuale e i riflessi su Playstation 5
Di fronte a questa emergenza, la dirigenza di Sony ha già cominciato a muoversi, tracciando un netto discrimine tra la gestione del presente e la pianificazione del futuro. Durante una recente conference call sugli utili, la chief financial officer Lin Tao ha illustrato l'approccio della società per schermare l'attuale generazione dagli effetti più dirompenti della crisi. Sony ha dichiarato di essersi assicurata le forniture minime di memoria necessarie a soddisfare la domanda di PlayStation 5 per l'intero 2026, negoziando al contempo con i fornitori per garantire i volumi futuri -2 -7. Tuttavia, l'aspetto più rilevante dell'intervento della manager è stato un altro: per assorbire l'impatto dell'aumento dei costi senza ritoccare al rialzo il prezzo della console, l'azienda punta a intensificare la “monetizzazione della base installata”. In termini più espliciti, ciò significa che il maggiore esborso per i componenti verrà compensato da una strategia commerciale più aggressiva su software e servizi in abbonamento, come il PlayStation Plus, spostando di fatto il peso della crisi dalle vendite dell'hardware ai ricavi ricorrenti generati dagli utenti -7. Una scelta che, se da un lato tutela il prezzo di listino della macchina, dall'altro prefigura possibili aumenti o una maggior spinta all'up-selling per i servizi digitali.
Il nodo Playstation 6 e l’incertezza sul futuro
Se per PlayStation 5 la strada maestra è stata individuata in una strategia di compensazione interna, per il progetto della futura ammiraglia il ventaglio di opzioni si riduce drasticamente, portando allo scoperto l'ipotesi del rinvio. Lanciare una nuova console in un contesto di prezzi delle materie prime fuori controllo significherebbe infatti dover scegliere tra due opzioni entrambe sconvenienti: proporre un prezzo di vendita al pubblico così elevato da rischiare di comprimere la domanda e alienarsi una fetta di mercato, oppure vendere la macchina in perdita fin dal primo giorno, sperando di recuperare i margini nel lungo periodo grazie alla vendita dei giochi. Una scommessa troppo azzardata, soprattutto in un momento in cui anche i costi di sviluppo dei titoli tripla A non accennano a diminuire. Non è un caso, quindi, che le voci di un rinvio si siano fatte sempre più insistenti, parlando di un debutto posticipato di uno o due anni rispetto alla finestra inizialmente prevista -1. Un simile scivolamento in avanti del calendario non solo allungherebbe ulteriormente la vita commerciale di PlayStation 5, ma imporrebbe a tutto l'ecosistema, dagli studi di sviluppo agli stessi giocatori, di riconsiderare le proprie aspettative e la propria pianificazione per il resto del decennio.
Nintendo Switch 2 e lo spettro dell’aumento di prezzo
La crisi, come prevedibile, non risparmia nessuno e colpisce anche chi, come Nintendo, ha appena lanciato una nuova console sul mercato. Nonostante Switch 2 abbia debuttato trionfalmente nel giugno del 2025, accumulando in pochi mesi oltre diciassette milioni di pezzi venduti, l'impennata dei costi delle memorie RAM sta mettendo a dura prova la redditività dell'operazione. Il presidente dell'azienda giapponese, Shuntaro Furukawa, pur ribadendo che al momento non ci sono piani immediati per un ritocco del listino, ha recentemente ammesso che la situazione è in continua evoluzione e che, se il rincaro dei componenti dovesse rivelarsi strutturale e prolungarsi per tutto l'anno, l'azienda potrebbe essere costretta a riconsiderare le proprie decisioni -3 -8. Le fonti di Bloomberg, in particolare, parlano di una valutazione concreta, da parte del management di Kyoto, di un primo aumento di prezzo per Switch 2 già entro la fine del 2026, una mossa che segnerebbe una discontinuità rispetto alla tradizionale politica commerciale dell'azienda, storicamente attenta a non modificare il prezzo delle proprie console durante il loro ciclo di vita -8. La combinazione tra la domanda incontrollata di chip per l'AI e la conseguente scarsità di memorie sta insomma ridisegnando le gerarchie e le strategie dell'intero settore, imponendo ai grandi attori del mercato scelte difficili e, in alcuni casi, inedite.




