Cristiano De André si commuove a Domenica In: “Ogni sera canto mio padre e lo sento vicino”

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Lo studio di Domenica In si è trasformato, domenica scorsa, in una sorta di salotto privato dove le parole, misurate e sincere, hanno disegnato il profilo di una famiglia speciale. Cristiano De André, accompagnato dalla figlia Alice, ha concesso una delle sue rare apparizioni pubbliche insieme a uno dei suoi figli, e l’atmosfera intima creata da Mara Venier ha fatto il resto, permettendo a entrambi di abbandonarsi a racconti inediti e confessioni toccanti. Il cantautore genovese, che di solito predilige il palco e il contatto diretto con il pubblico, si è mostrato vulnerabile quando il discorso è caduto, inevitabilmente, su suo padre Fabrizio. A commuoverlo profondamente, in particolare, è stato un video tributo in cui Alice dedicava parole dolcissime al nonno che non ha mai potuto conoscere, essendo nata pochi mesi dopo la sua scomparsa, se non per quell'unico, leggendario contatto quando lui le accarezzò il pancione della madre. “Ogni sera, quando canto mio padre, lo sento vicino a me”, ha confessato Cristiano con la voce rotta dall’emozione, spiegando come l’interpretazione dal vivo di quelle canzoni, che custodiscono un’eredità artistica immensa, sia per lui un rito quotidiano di connessione e amore filiale -4.

Il ritorno in Sardegna e un’eredità musicale custodita con orgoglio

Nel corso dell’intervista, Cristiano ha rivelato anche una scelta di vita significativa, che lo riporta alle radici più profonde della sua famiglia: è tornato a vivere in Sardegna. Un luogo dell’anima, prima ancora che geografico, dove il legame con Faber si fa più intenso e quasi palpabile. Ha raccontato del suo primo approdo sull’isola a soli cinque anni, quando “siamo stati invasi da mirto e ginestre e non ce ne siamo più andati”, sottolineando come la vita a contatto con la natura gli abbia restituito una dimensione più autentica e rallentata, lontana dalla frenesia metropolitana -5. Del resto, la sua intera carriera è una testimonianza vivente di questa eredità: dopo anni di studi al Conservatorio Paganini e un percorso artistico personale, Cristiano ha fatto della rilettura del repertorio paterno la sua missione. Non una semplice operazione nostalgia, ma un progetto identitario che continua con il “De André canta De André – Best Of Tour 2026”, in cui porta sul palco circa venticinque brani, spaziando dalle tematiche sociali a quelle d’amore, riaffermando l’attualità di un padre che definisce “uno dei più grandi poeti del suo tempo” -8.

Alice e la sua strada: il palco senza musica, tra teatro e ironia

Accanto a lui, Alice ha rappresentato il contraltare perfetto di questa eredità: la figlia che, pur portando lo stesso cognome pesante, ha scelto deliberatamente di non seguire le orme musicali del nonno e del padre. Tra i due, durante la trasmissione, è emerso un rapporto fatto di stima reciproca e ironia, con Cristiano che osserva orgoglioso i passi indipendenti della figlia. Alice, che è attrice, conduttrice e comica, ha raccontato le difficoltà incontrate nel farsi accettare per ciò che è, senza dover per forza cantare. Una difficoltà che ha affrontato a viso aperto, anche nel suo spettacolo teatrale “Alice (non canta) De André”, dove trasforma in arte il disagio di non corrispondere alle aspettative altrui. “Quando dici De André in Italia, non stai dicendo solo un cognome, stai accendendo un cero votivo”, ha scherzato lei, usando l’arma dell’autoironia per smontare i preconcetti di chi si aspetterebbe da una De André una voce e un microfono, quasi fosse “l’ennesimo prodotto della linea De André & family” -9.

La metafora del salumificio e la libertà di essere se stessi

Proprio Alice, nei giorni precedenti l’intervista a Domenica In, era finita al centro dell’attenzione per il suo monologo a Le Iene, in cui con una metafora folgorante aveva spiegato la sua posizione: “Non siamo un salumificio. Dire che sei una De André e non canti è inconcepibile: è come scoprire che il figlio del fornaio è celiaco” -1. Una battuta che ha fatto discutere, ma che racchiude perfettamente la sua filosofia di vita. Ha raccontato di come in famiglia qualcuno le avesse persino suggerito di adottare uno pseudonimo per sottrarsi al peso del cognome, ma lei ha rifiutato con convinzione: “Perché rinunciare a una cosa così bella per paura?” -9. Preferisce invece portare quel nome con fierezza, ma a modo suo, cercando di uscire dalla “scatola con dentro mandolini, sigarette e vicoli di Genova” in cui molti vorrebbero rinchiuderla -9. Il padre, in studio, l’ha ascoltata rapito, confermando ancora una volta come, al di là delle diverse scelte artistiche, il rispetto e l’amore reciproco siano il vero collante di questa famiglia, capace di onorare il passato guardando con fiducia al futuro.

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