Trump e la nuova era dell’immunità: affari, cripto e azioni alla Casa Bianca
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Redazione Economia
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Sembra passato un secolo, eppure è solo un anno fa che i principali quotidiani americani, quelli che il presidente non ha mai smesso di bollare come «nemici del popolo», lanciavano l’allarme su un fenomeno destinato a normalizzarsi: l’arricchimento sfacciato del clan familiare durante la permanenza alla Casa Bianca. Tra un jet da 200 milioni di dollari – regalato da Paesi del Golfo evidentemente desiderosi di comprare un posto in prima fila – e operazioni milionarie in criptovalute, la prima ondata di scandali sembrava solo la punta di un iceberg. Invece, a distanza di oltre un anno dalla rielezione, l’inquilino dello Studio Ovale non solo non ha frenato, ma ha trasformato quella che molti definivano “cleptocrazia” in un vero e proprio sistema di governo. L’America che ho imparato ad amare in oltre vent’anni di residenza, fatta di regole e istituzioni presuntivamente solide, si sta rivelando un ricordo sempre più lontano, sostituita da una deriva che a raccontarla, sinceramente, finisce per deprimere.
I numeri da capogiro dei portafogli presidenziali
Per comprendere la portata del fenomeno, basta osservare la fotografia scattata dalle dichiarazioni finanziarie relative al primo trimestre del 2026. I gestori dei portafogli riconducibili a Donald Trump hanno effettuato oltre 3.700 operazioni, muovendo una cifra complessiva che oscilla tra i 220 e i 750 milioni di dollari. L’elemento più interessante, lungi dall’essere una semplice gestione patrimoniale, è la direzione precisa impressa a questi investimenti: un’aggressiva scommessa sulle Big Tech e sull’intelligenza artificiale, con un’acquisizione multimilionaria (nella fascia tra 1 e 5 milioni) di azioni Nvidia, mentre venivano ridotte le esposizioni in colossi come Microsoft e Amazon. Non solo: si parla di aperture di posizioni rilevanti in Oracle, Broadcom, e persino in aziende del settore difesa come i produttori di droni, un settore, quest’ultimo, dove i figli Eric e Donald Jr. hanno già messo radici profonde.
L’impero del conflitto di interessi
Quel che rende la situazione paradigmatica non è tanto l’arricchimento in sé, quanto l’assoluta permeabilità tra poltrone istituzionali e profitti privati. Con la seconda presidenza, gli Stati Uniti sono diventati l’impero del conflitto d’interessi, dove l’immunità civile e fiscale (ormai perenne) funge da scudo per qualsiasi transazione. Il patrimonio dell’inquilino della Casa Bianca è schizzato a una cifra stimata tra 6,3 e 7,3 miliardi di dollari, e di questi, secondo alcune stime, oltre la metà sarebbe legato al mondo delle criptovalute, tra Bitcoin accumulati tramite Trump Media and Technology Group e progetti come World Liberty Financial. Anche il caso del jet da 200 milioni è stato superato in scalabilità morale da nuovi sospetti di giganteschi insider trading: recentemente, un trader anonimo (soprannominato "Magamyman") ha intascato mezzo milione scommettendo su un attacco militare a Teheran pochi minuti prima dell’annuncio ufficiale.
L’ombra dell’insider trading e i regali del Golfo
E parlando di tempistiche, non si possono ignorare le ombre lunghe che si allungano su Wall Street. Le indagini che attualmente scuotono Washington riguardano operazioni sospette legate proprio ai movimenti di mercato anticipati rispetto a decisioni geopolitiche. La girandola di acquisti e vendite, che ha visto il presidente realizzare profitti stellari su titoli come AMD e Intel (guadagni superiori al 100% in alcuni casi), avviene in un contesto in cui la famiglia sembra viaggiare su un binario parallelo rispetto all’Amministrazione. L’atteggiamento della Casa Bianca, ormai, è di una trasparenza glaciale: il presidente si professa estraneo alle decisioni operative dei trust (affidati ai figli), ma i registri mostrano transazioni “non sollecitate” che precedono di poco endorsement pubblici a determinati prodotti hi-tech. È la nuova normalità di un Paese che non riconosco più, dove la linea tra interesse nazionale e interesse personale si è definitivamente dissolta nella nebbia dei miliardi.




