Tragedia nel Ceresio, non ce l’ha fatta il sommozzatore di 57 anni soccorso a Riva San Vitale
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Redazione Interno
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Il sommozzatore di 57 anni, cittadino italiano residente in Italia, che domenica mattina era stato soccorso in gravissime condizioni dopo un’immersione nelle acque del lago Ceresio, è deceduto. La notizia è stata ufficializzata nella giornata di lunedì dalla Polizia cantonale, confermando l’esito fatale dell’incidente avvenuto nel tratto di lago antistante Riva San Vitale, in territorio ticinese. L’uomo, vittima di un infortunio sportivo come riportato nella nota ufficiale, non ce l’ha fatta a superare le conseguenze del malore che lo aveva colpito mentre si trovava sott’acqua insieme ad altri sub. Il decesso, avvenuto nelle ore successive al ricovero presso l’Ospedale Civico di Lugano, ha posto fine a ogni speranza per i sanitari che avevano lottato per strapparlo a quella che, fin da subito, era apparsa come una situazione disperata.
La dinamica del soccorso e il trasporto d’emergenza
Erano da poco passate le undici e cinquanta di domenica 22 febbraio quando l’allarme era scattato nella zona Nanetti, a poca distanza dalla riva, dove un gruppo di quattro sommozzatori stava effettuando un’immersione. Secondo quanto ricostruito, il 57enne si era improvvisamente trovato in difficoltà, e i compagni – un gesto tempestivo che aveva fatto scattare immediatamente le manovre di emergenza – lo avevano riportato in superficie e quindi a riva. Una volta a terra, gli stessi sub avevano iniziato le prime manovre di rianimazione in attesa dei soccorritori, un intervento che si era rivelato cruciale per mantenere in vita l’uomo fino all’arrivo dei mezzi di soccorso. Sul posto erano giunti gli agenti della Polizia cantonale e, in supporto, quelli della Polizia Città di Mendrisio, insieme ai sanitari del Servizio Autoambulanza del Mendrisiotto (SAM) e all’equipaggio della Rega, l’elicottero della guardia aerea svizzera che aveva poi preso in carico il ferito per il trasporto d’urgenza all’ospedale luganese.
Le indagini della magistratura svizzera
Sarà ora compito degli inquirenti fare piena luce sull’esatta dinamica di quanto accaduto nelle acque del Ceresio. L’inchiesta, affidata alle autorità competenti del Canton Ticino, dovrà stabilire se alla base del decesso vi sia stato un malore improvviso che avrebbe colto il subacqueo durante l’immersione, oppure se abbiano giocato un ruolo fattori legati all’attrezzatura utilizzata o a eventuali manovre di risalita non corrette. Gli accertamenti in corso si concentrano, inevitabilmente, sulla ricostruzione minuziosa degli ultimi istanti trascorsi dal 57enne prima di essere riportato in superficie, e sull’analisi delle condizioni in cui versava al momento del recupero, un’analisi che gli investigatori stanno conducendo con la massima attenzione, ascoltando anche i compagni di immersione che hanno assistito alla scena.
L’identità della vittima e la zona dell’incidente
La vittima era un cittadino italiano, residente in Italia, che si trovava nel Mendrisiotto per un’uscita in immersione con altri appassionati. L’incidente si è verificato nelle acque del lago Ceresio, in territorio svizzero ma a ridosso del confine con la provincia di Varese, una zona – quella di Riva San Vitale – frequentemente scelta da sub per le immersioni, date le caratteristiche del fondale e la relativa tranquillità delle acque, che però, come ogni specchio d’acqua, nascondono insidie non sempre prevedibili. La comunicazione ufficiale della Polizia cantonale, diffusa nella mattinata di lunedì, ha messo fine alle ore di apprensione, confermando che il 57enne era deceduto a causa delle gravi lesioni riportate nell’incidente, senza lasciare spazio ad altre interpretazioni se non quella di una tragedia che ha colpito un uppo di subacquei mentre praticava la propria passione.
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