La portaerei Roosevelt in rotta verso il Medio Oriente, a bordo quasi 10.000 militari

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Redazione Esteri Redazione Esteri   -   Un terzo gruppo d'attacco incentrato sulla portaerei USS Theodore Roosevelt ha lasciato la base di San Diego, in California, domenica scorsa, seguita il giorno successivo da navi del Corpo dei Marines, per un dispiegamento che secondo il Wall Street Journal porterà nella regione un contingente aggiuntivo compreso tra i 9.000 e i 10.000 effettivi. L'arrivo è previsto per la fine di ottobre o l'inizio di novembre, con un numero di portaerei statunitensi nella zona che potrebbe così salire a tre, un livello di concentrazione militare che non si registrava dal 2003.

Una finestra temporale che coincide con il voto

Il movimento navale si inserisce in una cornice politica precisa: il presidente Donald Trump sta valutando la possibilità di riprendere gli attacchi contro l'Iran, e l'appuntamento con le elezioni di metà mandato è fissato per il 3 novembre. La coincidenza tra l'arrivo dei rinforzi e la scadenza elettorale non è passata inosservata: secondo quanto riferito da fonti citate dal Wall Street Journal, il rafforzamento servirebbe a dare all'amministrazione maggiore libertà d'azione qualora i negoziati con Teheran dovessero arenarsi. Il gruppo comprende oltre 7.000 marinai e circa 2.000 marines, con il supporto di caccia F-35 e F-18.

Il precedente del volo Flydubai

Sullo sfondo resta l'episodio del volo Flydubai FZ1073, partito da Dubai e diretto a Tel Aviv, che mercoledì mattina ha perso quota rapidamente ed è atterrato d'emergenza a Tabuk, in Arabia Saudita. Secondo la ricostruzione fornita dalle autorità israeliane, il copilota ha accoltellato il comandante all'interno della cabina di pilotaggio; alcuni passeggeri, tra cui due piloti in trasferimento, sono intervenuti neutralizzando l'aggressore e riprendendo il controllo del Boeing 737 Max.

Il primo ministro Benjamin Netanyahu ha parlato di un tentativo di attacco, mentre Flydubai si è limitata a confermare un alterco tra i piloti. Israele ha escluso per ora un coinvolgimento diretto dell'Iran nella vicenda. Trump ha dichiarato di aver parlato con Netanyahu, definendo l'aggressore “forse un terrorista o un pazzo”.

L'inchiesta CNN su Kushner e Phoenix Financial

Sul piano diplomatico, un'inchiesta della CNN ha riacceso i riflettori sul ruolo di Jared Kushner, inviato statunitense e genero di Trump. Attraverso la sua società di private equity Affinity Partners, Kushner è il maggiore azionista di Phoenix Financial, gruppo israeliano che ha investito almeno 456 milioni di dollari in nove aziende legate all'apparato militare israeliano, tra cui Elbit Systems, il principale produttore di armi del Paese. Kushner, che opera come consigliere volontario senza incarichi formali, non ha obblighi di divulgazione finanziaria.

Il suo avvocato ha precisato che non ha mai diretto le decisioni di investimento di Phoenix, mentre la portavoce della Casa Bianca Anna Kelly ha separato le attività private dall'impegno diplomatico. La deputata Jamin Ben Raskin ha definito la sovrapposizione un “conflitto di interessi lampante e incurabile”.

Pechino sospende le esportazioni di carburanti

A completare il quadro delle tensioni energetiche arriva la decisione delle raffinerie cinesi di sospendere per ottobre le esportazioni di prodotti petroliferi verso destinazioni diverse da Hong Kong e Macao, in attesa di nuove indicazioni da Pechino. Secondo Reuters, che cita quattro fonti informate, PetroChina ha cancellato alcuni carichi di benzina e carburante per aerei previsti per il mese, mentre Zhejiang Petrochemical non ha programmato spedizioni durante la settimana di festività nazionale.

La misura punta a preservare le scorte interne: le riserve cinesi di diesel risultano inferiori di circa 20 milioni di barili rispetto ai livelli precedenti alla guerra in Iran, e quelle di benzina di circa 9 milioni. Non è chiaro se le esportazioni riprenderanno dopo il 7 ottobre.

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