Mosca esulta, l'Europa al buio: il nuovo scenario geopolitico
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Redazione Esteri
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La Russia, attraverso i suoi media di Stato, non nasconde il compiacimento per quello che definisce un momento di svolta nella politica internazionale. Rossiya-1, il canale televisivo pubblico, e Izvestia, uno dei principali quotidiani, dipingono un’Europa in declino, un “vecchio mondo” che, secondo Mosca, è rimasto al buio. La parola svet, che in russo significa sia luce che mondo, viene utilizzata con ironia per sottolineare come l’Europa, agli occhi del Cremlino, stia perdendo la sua centralità. Rossiskaya Gazeta, organo ufficiale del governo russo, parla di una “doccia fredda” per le élite europee, evidenziando come il continente si trovi in una posizione di crescente fragilità.
Dall’altra parte dell’Atlantico, gli Stati Uniti di Donald Trump sembrano aver voltato le spalle ai tradizionali alleati europei. Le dichiarazioni del presidente americano, spesso contraddittorie, hanno tuttavia un filo conduttore: l’Europa non può più contare sul sostegno incondizionato di Washington. Questo vuoto di potere rischia di lasciare il Vecchio Continente in balia di dinamiche interne ed esterne che potrebbero minarne l’unità. Elon Musk, con il suo slogan “Mega” (Make Europe Great Again), ha provato a riprendere in chiave europea il motto di Trump, auspicando una crescita dei movimenti di estrema destra, come l’Afd in Germania. Tuttavia, queste proposte, invece di rafforzare l’Unione, rischiano di accelerarne la frammentazione.
Il discorso del vicepresidente americano JD Vance alla Conferenza di Monaco sulla Sicurezza ha ulteriormente accentuato questa divergenza. Mentre gli Stati Uniti sembrano preferire un dialogo diretto con Mosca, escludendo di fatto i partner NATO, l’Europa si trova a dover affrontare una nuova realtà geopolitica. Trump e Putin, ciascuno con i propri interessi, stanno ridisegnando le sfere di influenza, lasciando che il “peso della pace” ricada principalmente sull’Ucraina e sull’Unione europea.
In questo contesto, le parole di Mario Draghi assumono un significato particolare. L’ex presidente del Consiglio europeo ha recentemente sottolineato come le barriere commerciali interne all’UE siano, di fatto, dazi autoimposti, più alti persino di quelli introdotti da Trump. Una riflessione che trova conferma nell’analisi del Fondo monetario internazionale, presentata lo scorso ottobre da Alfred Kammer, direttore del Dipartimento europeo dell’FMI. Secondo il rapporto, l’Europa deve affrontare sfide strutturali che richiedono una riforma profonda delle sue politiche economiche e commerciali.




