Il viaggio di Putin in India e il nuovo ordine geopolitico
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Redazione Esteri
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Mentre l’attenzione di gran parte dell’Occidente rimane focalizzata sulle trincee ucraine e sulle intenzioni dell’amministrazione Trump, Vladimir Putin atterra a Nuova Delhi, in un’India addobbata a festa, per stringere la mano a Narendra Modi. Quel gesto, apparentemente di routine diplomatica, costituisce invece una cartina di tornasole eloquente dello scacchiere globale attuale, il quale, spogliato di ogni retorica, dimostra come la strategia di isolamento concepita verso Mosca abbia prodotto un risultato per certi versi opposto alle attese. L’economia russa, è innegabile, si è staccata da quelle europee, subendo contraccolpi non trascurabili; eppure, il suo intreccio con le dinamiche asiatiche e con quelle del cosiddetto Sud del mondo non solo persiste, ma si va irrobustendo in una trama di relazioni alternative.
L’illusione dell’isolamento e la realtà dei rapporti
L’accoglienza riservata al presidente russo, con le danzatrici tradizionali e il trasferimento in auto privata con il premier indiano, segnala una fredda valutazione di interessi nazionali che nulla ha a che vedere con la solidarietà di blocco. Modi, il cui Paese è considerato un alleato strategico cruciale e conteso, conferma attraverso questi gesti di protocollo una risoluta autonomia di giudizio, rivelando la difficoltà intrinseca di applicare schemi manichei in un mondo che è diventato, suo malgrado, multipolare. L’India, che pure intrattiene rapporti con Washington, non intende rinunciare a storici legami con Mosca, specialmente in ambito energetico e della difesa, valutandoli come un elemento di equilibrio e di sovranità.
Le dichiarazioni alla vigilia dell’incontro
Nell’intervista concessa a “India Today”, definita dal canale un’esclusiva mondiale, Putin ha riproposto, senza tentare mediazioni lessicali, la narrazione che ha sempre sostenuto riguardo alle vicende ucraine. Ha ribadito, ad esempio, che la Russia “non ha annesso la Crimea” ma sarebbe intervenuta per assistere la popolazione locale, descrivendo quell’azione come una scelta obbligata. Sul tema della sicurezza, ha poi dichiarato di non negare a Kiev il diritto di provvedervi, precisando però che questo non deve avvenire “a spese della sicurezza della Russia”, concetto che ha legato direttamente alla sua categorica opposizione a un eventuale ingresso dell’Ucraina nella Nato, definito una minaccia inaccettabile.
Il quadro strategico e il nodo dei negoziati
Quanto ai negoziati in corso sugli scenari di pace, il presidente russo li ha descritti come complessi, riconoscendo nello stesso tempo la necessità di impegnarvisi piuttosto che di ostacolarli. Ha fatto riferimento, in proposito, alla “missione ardua” che il presidente Trump si sarebbe prefissato, in un cenno che sembra accogliere, seppur con realistica cautela, le recenti aperture statunitensi. Queste dichiarazioni, se da un lato consolidano la posizione ufficiale del Cremlino, dall’altro lasciano trapelare una certa disponibilità al dialogo in un momento in cui le iniziative diplomatiche sembrano moltiplicarsi, complicando un quadro già di per sé intricato.




