L'accordo Ue-Mercosur naufraga ancora, Parigi e Roma fermano la firma

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Il tanto dibattuto trattato commerciale tra l'Unione Europea e i Paesi del Mercosur, dopo un quarto di secolo di trattative, è stato nuovamente fatto deragliare. La ferma opposizione della Francia, annunciata pubblicamente dal presidente Emmanuel Macron, ha trovato rapidamente il sostegno di altri Stati membri, tra cui Irlanda, Austria e Romania, creando un fronte di resistenza insormontabile. La presidenza di turno del Consiglio Ue, di fronte a questo muro e alla minaccia di un veto da parte di Ungheria e Polonia, ha dunque ceduto, comunicando l'inevitabile posticipo della firma a gennaio. Una decisione che, al di là delle formalità procedurali, segna una battuta d'arresto strategica per un progetto che ambiva a creare la più vasta area di libero scambio del pianeta, coinvolgendo circa settecento milioni di persone. L'Italia, in questo scenario, ha giocato un ruolo decisivo, allineando la propria posizione a quella francese e contribuendo a determinare l'esito dell'ultimo vertice.

Le ragioni di un no senza compromessi

La posizione italiana, espressa senza ambiguità dalla premier Giorgia Meloni, si fonda su una richiesta precisa: non vi sarà alcun assenso senza le dovute garanzie a protezione del settore agroalimentare nazionale. Il nocciolo della questione, come sottolineato da tempo dalle organizzazioni agricole di tutta Europa, risiede nella palese mancanza di reciprocità negli standard produttivi. Si teme, non a torto, che l'ingresso sul mercato unico di prodotti lattiero-caseari, carni e zucchero provenienti dal Sud America – spesso ottenuti senza rispettare i medesimi vincoli in materia ambientale, di benessere animale e di tutela del lavoro vigenti nei Paesi Ue – possa distorcere la concorrenza in modo irreparabile. "O tutti rispettano le stesse regole del gioco, oppure questa partita non ci si può giocare", è l'ammonimento che risuona dalle campagne venete come da quelle francesi, sintetizzando un disagio concreto che va al di là delle pure strategie politiche.

Un patto nato sotto una stella incerta

L'accordo, del resto, sembra portare con sé, sin dalla sua concezione, numerose criticità che ne offuscano i vantaggi potenziali. Definito da alcuni, in una prospettiva geopolitica, come "l'accordo anti-Trump perfetto" in un momento in cui l'America di Trump è di nuovo al governo, la sua effettiva ratifica si scontra con realtà economiche troppo divergenti. La struttura stessa del Mercosur, che riunisce economie dalle caratteristiche differenti, e la storica riluttanza dei suoi membri ad adottare regole stringenti in settori chiave, hanno reso il negoziato un percorso a ostacoli. L'innovazione e la sostenibilità che distinguono, ad esempio, molte aziende agricole italiane – dove si investe in energie rinnovabili, in benessere animale e in tracciabilità di filiera – rischiano di essere penalizzate da una concorrenza basata su modelli produttivi radicalmente altri, con costi sociali ed ambientali non internalizzati. Il "level playing field", il campo di gioco livellato, invocato a gran voce da Bruxelles, di fatto non esiste.

Il futuro di un negoziato senza fine

Il rinvio a gennaio, pertanto, appare più come una tregua tecnica che come una soluzione. La Premier Meloni ha definito "prematura" una firma in questa fase, confermando che l'intesa, nella sua formulazione attuale, è per l'Italia inaccettabile. Il tempo guadagnato non basterà a colmare un divario così profondo, che chiama in causa non solo clausole commerciali, ma visioni antitetiche di sviluppo e di rapporto tra mercato e standards. Senza modifiche sostanziali al testo, che impongano clausole sanzionatorie credibili per il rispetto degli accordi climatici di Parigi e delle norme socio-lavorative, il rischio concreto è che il documento resti lettera morta. La partita, dunque, è solo sospesa, e i negoziatori si ritroveranno al tavolo con un dossier la cui complessità, dopo tanti anni, non è affatto diminuita.

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