Fitto verso la Commissione europea. Un percorso in salita

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Redazione Interno Redazione Interno   -   La nomina di Raffaele Fitto come commissario europeo sta creando non pochi grattacapi. La conferma ufficiale dei portafogli avverrà la prossima settimana, ma già si prevede che le audizioni metteranno il ministro sotto pressione. Fitto, politico pugliese di lungo corso, ha militato in ben dieci diversi partiti del centrodestra negli ultimi trent'anni, dalla Democrazia Cristiana degli anni '90 ai Fratelli d'Italia del 2019.

Il Partito Democratico in Europa sembra orientato a votare a favore della nomina di Fitto, salvo stravolgimenti dell'ultimo minuto. La strategia attendista della leader Elly Schlein, che ha dichiarato di voler valutare portafogli e deleghe prima di prendere una decisione definitiva, è l'unica strumentale per smussare il colpo di votare a favore di un esponente di un partito con la Fiamma identitaria nel simbolo. Tuttavia, il sostegno del Pd è visto come un passo necessario per garantire all'Italia un commissario di peso.

Paolo Gentiloni, titolare degli Affari economici Ue, ha sottolineato che chi diventa commissario europeo deve spogliarsi delle sue vesti di partito e rappresentare l'Italia. Questo avvertimento è particolarmente rilevante nel contesto della nomina di Fitto, che potrebbe ottenere la vicepresidenza esecutiva e la preziosa delega alla Coesione, oltre a Economia e Pnrr.

Se Fitto dovesse ottenere tutte queste deleghe, sarebbe un grande successo per Giorgia Meloni, che ha dovuto affrontare non pochi patemi per il consenso rifiutato alla presidenza di Ursula von der Leyen.

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