Referendum giustizia, la macchina del centrodestra si mette in moto: “darci dentro” dopo Sanremo
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Redazione Interno
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Il countdown per l’appuntamento referendario del 22 e 23 marzo è ufficialmente partito, e la macchina organizzativa del centrodestra, dopo settimane di apparente stallo, ha innestato una marcia in più. L’altro giorno, nel corso del consiglio dei ministri dedicato all’Autonomia differenziata, ai governatori di Piemonte, Lombardia, Liguria e Veneto – Alberto Cirio, Attilio Fontana, Marco Bucci e Luca Zaia, tutti espressione della coalizione – è arrivata una sollecitazione precisa e categorica. Da alcuni ministri di Fratelli d’Italia, quelli considerati più vicini alla premier Giorgia Meloni, è partita l’indicazione di “darci dentro” con la campagna sui territori. Una spinta che non è affatto casuale, ma che risponde a una logica geopolitica ben precisa: l’obiettivo è confezionare una vittoria del “Sì” talmente squillante al Nord da poter bilanciare e controbilanciare un eventuale, e per certi versi atteso, successo del “No” nelle regioni del Mezzogiorno, dove storicamente il consenso per le riforme della giustizia targate centrodestra trova maggiori ostacoli e resistenze.
La regia di Palazzo Chigi e la mobilitazione in vista del voto
La premier, del resto, ha già messo nero su bianco la sua strategia comunicativa, partecipando a un’intervista su SkyTg24 nel tentativo di tenere la barra dritta sul merito della riforma. Meloni ha ribadito con forza che il referendum “non è su di me”, cercando di smarcare la consultazione popolare da una personalizzazione che, a suo dire, gioverebbe solo a chi vuole trasformare la contesa in un giudizio anticipato sull’esecutivo. E mentre i sondaggi, compreso un recente rilevamento per la trasmissione “Dritto e rovescio”, continuano a dare il fronte del “Sì” stabilmente avanti di dieci punti – smentendo di fatto le voci di una fantomatica rimonta del “No” – la macchina propagandistica si prepara allo sprint finale. L’appuntamento clou è fissato per il 12 marzo a Milano, pochi giorni dopo la conclusione del Festival di Sanremo: sarà l’evento più imponente della campagna, quello in cui il centrodestra proverà a catalizzare l’attenzione degli elettori moderati e di quegli indecisi che, complice il clima di tensione degli ultimi giorni, potrebbero essere tentati dall’astensionismo.
Il richiamo di Mattarella e la replica della presidente del Consiglio
Parallelamente alla mobilitazione, la discussione pubblica si è inevitabilmente incrociata con le parole del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Il capo dello Stato, intervenendo al Consiglio Superiore della Magistratura, ha invitato l’organo di autogoverno delle toghe a mantenersi rigorosamente estraneo alle diatribe di natura politica, un passaggio che Meloni ha definito “giusto e doveroso”. La presidente del Consiglio, commentando l’accaduto, ha colto la palla al balzo per ribadire il concetto che il Csm non deve farsi trascinare in quella che lei stessa ha definito una “lotta nel fango”. Da qui, l’ennesimo appello a mantenere il dibattito ancorato al contenuto della riforma – separazione delle carriere, doppio Csm, sorteggio dei togati e Alta Corte disciplinare – e a non cadere nella trappola di chi, come ha detto, cerca di trasformare il voto in un plebiscito pro o contro il governo. Il ministro della Giustizia, Carlo Nordio, ha dal canto suo tenuto a precisare che non c’è alcun intento punitivo verso i magistrati nella riforma, ma la volontà di rendere il sistema più equo e efficiente.




