Ryanair, record di passeggeri ad agosto e taglio di 10mila voli invernali per il caro carburante

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Redazione Economia Redazione Economia   -   La stagione estiva 2026 si chiude per Ryanair con numeri da record, ma il calendario invernale si tinge già di ombre. La compagnia irlandese, leader nel trasporto aereo low cost in Europa, ha annunciato un taglio di circa 10.000 voli tra novembre 2026 e marzo 2027, una riduzione sostanziale della capacità operativa determinata dall'impennata del prezzo del cherosene che rischia di erodere i margini nei mesi tradizionalmente meno redditizi.

I numeri di un'estate da incorniciare

Ad agosto, Ryanair ha trasportato 22,2 milioni di passeggeri, segnando un incremento del 6% rispetto ai 21 milioni dello stesso mese del 2025 e stabilendo un nuovo primato per il mese di agosto. Il tasso di riempimento dei voli (load factor) è rimasto elevato, attestandosi al 96%, a dimostrazione di una domanda estiva ancora molto sostenuta; per gestire questo flusso la società ha operato oltre 120.500 voli.

Questi risultati, seppur positivi, sono stati influenzati da eventi esterni come l'eruzione dell'Etna, che ha causato la cancellazione di oltre 400 voli a causa della chiusura temporanea dell'aeroporto di Catania, eppure il bilancio complessivo del mese resta ampiamente favorevole per il vettore irlandese.

In virtù di questi numeri, l'obiettivo di traffico per l'intero anno fiscale 2027 (che va da aprile 2026 a marzo 2027) era stato inizialmente fissato a 216 milioni di passeggeri, una cifra che testimonia l'ottimismo generato dai risultati estivi e che la compagnia sperava di raggiungere senza particolari difficoltà.

La scure del caro-cherosene sui piani invernali

La congiuntura dei prezzi del petrolio ha però costretto la dirigenza a rivedere le proprie stime al ribasso, fissando ora un nuovo target a 214 milioni di passeggeri per limitare la propria esposizione finanziaria. Il nodo della questione è il costo del carburante per aerei (jet fuel), che nelle ultime settimane ha toccato quota 1.300 dollari a tonnellata, segnando un rincaro di circa l'80% su base annua e superando ampiamente i livelli preventivati dalla compagnia.

A differenza di molti concorrenti, Ryanair ha coperto l'80% del proprio fabbisogno di carburante per l'anno fiscale in corso a un prezzo fisso di circa 67 dollari al barile, una strategia di hedging che le garantisce una certa stabilità di fronte alla volatilità dei mercati; tuttavia, il restante 20% del fabbisogno non coperto da questi strumenti finanziari deve essere acquistato ai prezzi di mercato correnti, e pesa in modo particolare proprio nei mesi invernali.

È in questo periodo, da novembre a marzo, che la domanda cala fisiologicamente, rendendo più difficile per le compagnie aeree assorbire costi operativi così elevati senza subire perdite significative.

La strategia per limitare le perdite e il rischio tariffe

Per fronteggiare questa criticità, Ryanair ha deciso di ridurre il programma invernale di circa 10.000 voli, una sforbiciata "una tantum" che consentirà di limitare le perdite stagionali per un importo stimato tra i 70 e i 100 milioni di euro, considerando che nella precedente stagione fredda il rosso complessivo era stato di circa 600 milioni di euro.

Le tratte che potrebbero subire le conseguenze più gravi di questa riorganizzazione non sono state ancora ufficialmente comunicate, ma le analisi delle piattaforme di settore indicano come possibili candidati al taglio quei collegamenti che già nel periodo novembre 2025-marzo 2026 avevano registrato margini negativi. Tra queste figurano alcune rotte che coinvolgono scali italiani come Bergamo, Milano Malpensa, Roma Ciampino e Venezia, oltre a tratte come Bari-Weeze o Roma-Gran Canaria, il cui mantenimento in inverno potrebbe rivelarsi economicamente insostenibile.

L'azienda guarda però oltre la contingenza invernale, preannunciando un possibile "aumento consistente" delle tariffe per i voli a corto raggio in Europa se il prezzo del petrolio dovesse rimanere elevato anche nella prossima stagione estiva, un avvertimento che lascia intendere come la guerra dei prezzi che ha caratterizzato il settore potrebbe giungere a una battuta d'arresto.

Un equilibrio fragile per il settore aereo europeo

La decisione di Ryanair, che rimane in una posizione finanziaria relativamente solida rispetto ad altre compagnie grazie alla copertura sui carburanti, mette in luce le fragilità di un intero settore che si trova a navigare in acque agitate tra la voglia di crescita e l'urto dei costi energetici. Il taglio dell'offerta di diecimila voli rappresenta una riduzione della crescita dei posti offerti intra-Europa, che scenderà dal 3% al 2% su base annua nel quarto trimestre solare del 2026.

La mossa, se da un lato protegge i conti della compagnia, dall'altro potrebbe avere un impatto significativo sulle destinazioni europee, molte delle quali hanno fatto dell'aviazione low cost un volano per il turismo e l'economia locale, e che ora si trovano a fare i conti con una minore accessibilità nei mesi invernali.

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