Clippers e Lakers, un derby che conferma le gerarchie

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Redazione Sport Redazione Sport   -   La notte Nba, che ha proposto otto incontri, è stata dominata dall’evento clou al Crypto.com Arena di Inglewood, dove si è disputato il derby di Los Angeles vinto dai Clippers sui Lakers con un netto 112-104. La squadra di Tyronn Lue, che controlla la partita per larghi tratti – specialmente nel primo tempo chiuso sul 64-47 grazie a un parziale di 17-7 – e sfrutta una percentuale dal campo superiore al 59%, dimostra una solidità e un gioco collettivo che i rivali, limitati al 42% di realizzazione, non riescono a scalfire. Nonostante i Lakers, nel quarto periodo, si siano portati prima a due e poi a tre lunghezze di distanza, i Clippers hanno saputo gestire la pressione finale affidandosi, come ormai consuetudine, alle giocate decisive di James Harden – autore di 18 punti, 7 rimbalzi e 10 assist – e all’imponenza sotto canestro di Ivica Zubac. A completare il quadro, Kawhi Leonard ha fornito una prova di leadership, trascinando la squadra con 25 punti e confermando come il suo rendimento costante sia uno dei pilastri su cui si regge la positiva striscia di risultati, che permette ai Clippers di scalare posizioni nella difficile classifica della Western Conference.

Embiid ritorna protagonista, un monolite a Philadelphia

Altrove, a Philadelphia, si è assistito a un’altra grande prestazione individuale, quella di Joel Embiid, il cui ritorno ai livelli di MVP è stato sancito da una tripla doppia da 32 punti, 15 rimbalzi e 10 assist nella vittoria in overtime contro gli Houston Rockets per 128-122. La partita, una battaglia generazionale che ha visto contrapposti l’immortale Kevin Durant – autore di 36 punti con 7 rimbalzi per i texani – e il nuovo volto della franchigia, Tyrese Maxey (36 punti e 10 assist), è stata decisa proprio dall’ex MVP, il quale, nonostante i problemi fisici cronici che ne hanno minato le stagioni recenti, ha dimostrato di poter ancora essere l’anima e il punto di riferimento assoluto della squadra. Una vittoria che, oltre a rimettere in parità il record casalingo dei Sixers, sembra riaccendere le speranze per una squadra il cui destino è spesso apparso incerto.

Le delusioni dei Warriors e il ko di Miami nonostante Fontecchio

In Texas, invece, i Golden State Warriors hanno subito una nuova batosta, cadendo a Dallas nonostante i 38 punti di Stephen Curry, in una serata funestata anche dall’espulsione di Draymond Green e da un infortunio a Jonathan Kuminga, elementi che hanno contribuito a complicare ulteriormente un quadro già delicato per la franchigia californiana. Parallelamente, anche i Miami Heat non sono riusciti a imporsi in trasferta, sconfitti a Portland per 127-110 dai Trail Blazers guidati dai 27 punti di Shaedon Sharpe. Per la formazione della Florida, l’ottima prova di Simone Fontecchio, che ha segnato 17 punti confermandosi una risorsa offensiva di rilievo, non è bastata a evitare la sconfitta, in una notte dove le individualità non sono state sufficienti a ribaltare le sorti della partita.

Il declino dei Timberwolves e il panorama della Conference

Completa il quadro della serata la quarta sconfitta consecutiva dei Minnesota Timberwolves, un risultato negativo che fa scivolare la squadra al settimo posto nella feroce classifica dell’Ovest, un dato che testimonia quanto sia alta la competitività e quanto possa essere effimero un vantaggio accumulato nelle prime fasi della stagione. Gli sviluppi di questa lunga notte di gioco, pertanto, non fanno che rimarcare le distanze che si stanno creando all’interno delle due conference, dove alcune squadre – come i Clippers – trovano ritmo e identità, mentre altre faticano a mantenere la stabilità necessaria per ambire alle posizioni di vertice.

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