Kaliningrad, la Russia richiama la dottrina nucleare e alza la tensione con la Nato
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Redazione Esteri
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La Russia ha richiamato la propria dottrina nucleare su Kaliningrad, affermando che l’uso delle armi atomiche è previsto dai documenti normativi per difendere l’exclave sul Baltico. Il riferimento del Cremlino è all’aggiornamento della strategia nucleare firmato da Vladimir Putin con il decreto presidenziale Ukaz 991 del 19 novembre 2024, che amplia le condizioni considerate sufficienti per una possibile risposta atomica.
La nuova dottrina nucleare di Mosca e le condizioni per l’uso dell’atomica
Il cambiamento introdotto dalla Russia riguarda il modo in cui viene definita una minaccia alla sicurezza nazionale. La nuova impostazione prevede la possibilità di ricorrere alle armi nucleari non soltanto davanti a un pericolo definito esistenziale per lo Stato, ma anche in presenza di una minaccia critica alla sovranità o all’integrità territoriale.
Un altro elemento indicato nella strategia russa riguarda gli attacchi convenzionali sostenuti da una potenza nucleare. Secondo il principio richiamato da Mosca, un’aggressione con armi non atomiche potrebbe rientrare negli scenari che autorizzano una risposta nucleare se coinvolge il sostegno di Paesi dotati di arsenali atomici. L’obiettivo dichiarato del Cremlino è collegare la deterrenza nucleare anche alle dinamiche dei conflitti in cui una potenza esterna fornisce assistenza militare.
Kaliningrad, il punto strategico al centro dello scontro con la Nato
L’exclave russa di Kaliningrad è situata tra Polonia e Lituania e rappresenta uno dei territori più delicati del confronto militare tra Mosca e Alleanza Atlantica. La sua posizione sul Mar Baltico la rende un’area di grande interesse strategico, anche per la presenza di infrastrutture militari e sistemi missilistici russi.
Il Cremlino ha accusato la Nato di seguire una linea definita pericolosa e ha sostenuto che un eventuale tentativo di isolare Kaliningrad potrebbe portare alla risposta con l’intero arsenale disponibile, comprese le armi nucleari. La comunicazione inviata all’Alleanza ha richiamato il rischio di uno scontro diretto e ha inserito la questione dell’exclave nel quadro più ampio delle tensioni militari nel Baltico.
La risposta di Mark Rutte: “Nessuna minaccia immediata al territorio Nato”
Il segretario generale della Nato Mark Rutte ha replicato alle dichiarazioni russe sostenendo che l’Alleanza Atlantica mantiene una natura difensiva e chiedendo a Mosca di interrompere la retorica legata all’impiego delle armi nucleari. Durante un intervento al vertice Euronews Defence & Space Summit di Bruxelles, Rutte ha affermato che non esiste una minaccia immediata al territorio della Nato.
Secondo Rutte, la Nato ha preparato piani di risposta e continua a considerare le proprie attività militari come misure di difesa. Il segretario generale ha anche dichiarato di non ritenere credibile la possibilità che la Russia possa prevalere in un confronto con l’Alleanza, ribadendo che Mosca deve interrompere le minacce nucleari e concentrarsi sulla fine della guerra in Ucraina.
La crisi attorno a Kaliningrad si inserisce in una fase di forte tensione nel rapporto tra Russia e Nato, con accuse reciproche sulle attività militari nell’area baltica. La Russia ha indicato le esercitazioni dell’Alleanza e le operazioni di sicurezza regionale come elementi di pressione, mentre la Nato ha respinto l’idea di preparare azioni contro il territorio russo.
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