Carrello della spesa, rincari del 30%: cosa costa di più

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Redazione Economia Redazione Economia   -   Il carrello della spesa in Italia è diventato più caro di quasi il 30% nell’arco di cinque anni, con aumenti che hanno interessato numerosi alimenti acquistati ogni giorno dalle famiglie. Una simulazione del Sole 24 Ore su un paniere composto da 31 prodotti mostra che, tra luglio 2021 e luglio 2026, uno scontrino da 100 euro è salito fino a 129,50 euro. L’incremento del 29,5% risulta sostanzialmente in linea con l’indice Istat relativo all’inflazione alimentare, cresciuto del 30% nello stesso periodo, mentre l’inflazione generale si è fermata al 21%. Il divario fotografa quindi un aumento dei prezzi alimentari più intenso rispetto alla crescita complessiva dei prezzi registrata nei cinque anni considerati.

Dal latte alle uova, quanto sono aumentati i prezzi della spesa

I rincari coinvolgono anche prodotti legati alla colazione e agli acquisti più frequenti. Secondo i dati riportati dal Sole 24 Ore, il prezzo del latte è aumentato del 21%, mentre yogurt, merendine e biscotti hanno registrato una crescita del 27%. Si tratta di variazioni che si inseriscono in un quadro nel quale diversi alimenti hanno superato nettamente l’inflazione generale del 21% accumulata tra luglio 2021 e luglio 2026. L’aumento dello scontrino non deriva quindi da una sola categoria merceologica, ma coinvolge una parte ampia del paniere utilizzato per misurare il costo della spesa delle famiglie, con percentuali differenti a seconda dei prodotti.

Tra gli aumenti più elevati emergono quelli delle uova, diventate più care del 43%, e del riso, salito del 44%. Anche il pane ha registrato un rincaro significativo, pari al 28%, mentre la passata di pomodoro è aumentata del 26%. La crescita ha riguardato inoltre la pasta, con un prezzo medio superiore del 24% rispetto a cinque anni prima, e il tonno in scatola, aumentato del 25%. Sono tutti prodotti presenti con frequenza negli acquisti alimentari e le loro variazioni contribuiscono a spiegare perché il costo complessivo del carrello sia cresciuto più rapidamente dell’indice generale dei prezzi.

Prezzi alimentari, il confronto tra inflazione italiana e indice Fao

Il dato italiano si colloca in un contesto caratterizzato anche dall’aumento dei prezzi alimentari internazionali. A luglio 2026 l’indice Fao dei prezzi dei prodotti alimentari ha raggiunto quota 131,1, il livello più alto dall’inizio del 2023. Nello stesso mese, la simulazione sul paniere di 31 prodotti evidenzia come il valore dello scontrino sia ormai vicino a 130 euro per una spesa che cinque anni prima ne richiedeva 100. Il confronto mette in evidenza la distanza tra il rincaro del carrello, pari al 29,5%, e l’inflazione complessiva del periodo, ferma al 21%, mentre l’inflazione alimentare misurata dall’Istat si attesta al 30%.

La distribuzione degli aumenti mostra inoltre come il rincaro abbia interessato categorie diverse, dagli alimenti per la colazione ai prodotti di base utilizzati nella preparazione dei pasti. Latte, yogurt, biscotti, uova, riso, pane, passata di pomodoro, pasta e tonno in scatola presentano tutti prezzi più elevati rispetto a luglio 2021, con incrementi che in diversi casi superano il 25% e arrivano oltre il 40%. Nel paniere considerato, il risultato complessivo porta così la spesa da 100 a 129,50 euro, trasformando l’aumento dei prezzi alimentari in una delle componenti più pesanti rispetto all’inflazione generale accumulata nello stesso periodo.

Carrello della spesa, le reazioni politiche ai rincari

I dati sui rincari del carrello della spesa hanno provocato anche la reazione delle opposizioni, intervenute quasi all’unisono dopo la diffusione dell’indagine del Sole 24 Ore. Le critiche hanno collegato l’aumento dei prezzi alimentari alle difficoltà determinate anche dal costo dei carburanti e delle bollette, contestando al governo di concentrarsi sulla riforma elettorale e sulla propria sopravvivenza politica. Al centro delle reazioni resta il confronto tra il 29,5% di aumento accumulato dalla spesa alimentare in cinque anni e il 21% dell’inflazione complessiva nello stesso periodo, una differenza che emerge direttamente dai dati riportati sull’andamento del paniere.

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