Furto da museo alla Magnani Rocca, portati via Renoir, Cézanne e Matisse

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Redazione Interno Redazione Interno   -   Un colpo dai contorni ancora tutti da decifrare, quello che ha colpito nei giorni scorsi la Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo, nel Parmense, sottraendo al patrimonio artistico italiano tre tele di valore inestimabile. I ladri – il cui numero esatto è al momento oggetto di accertamento da parte dei carabinieri, prontamente intervenuti sul posto – si sarebbero introdotti all’interno di Villa Magnani, storica sede della prestigiosa collezione, riuscendo nell’intento di eludere i sistemi di sicurezza. Dalle pareti della villa, celebre per le sue mostre e per l’altissima concentrazione di capolavori, sono così sparite tre opere firmate da alcuni dei più grandi maestri della pittura moderna: «Les Poissons» di Pierre-Auguste Renoir, «Natura morta con ciliegie» di Paul Cézanne e «Odalisca sulla terrazza» di Henri Matisse. Un’operazione, quella messa a segno dalla banda, che richiama alla mente i più clamorosi furti d’arte europei, per la precisione esecutiva e per il valore dei beni asportati.

La dinamica del furto e le prime ricostruzioni

Secondo le prime informazioni, confermate dall’Ansa e riprese dal Tgr Emilia-Romagna, l’azione criminale sarebbe avvenuta nella notte tra il 22 e il 23 marzo, quando i malviventi – con ogni probabilità muniti di attrezzi in grado di forzare infissi e sistemi di allarme – hanno fatto irruzione nella struttura. I volti coperti da passamontagna non hanno permesso un’immediata identificazione, e le indagini si stanno ora concentrando sulle immagini dei sistemi di videosorveglianza interni ed esterni alla villa. Gli investigatori dell’Arma, che hanno ricevuto il compito di ricostruire ogni singolo passaggio della vicenda, non escludono che si sia trattato di un colpo studiato a lungo: la scelta delle tre tele, infatti, non appare casuale, trattandosi di opere di altissimo profilo artistico e commerciale. Nessuna di esse, va ricordato, è di piccole dimensioni, e ciò rende ancora più complessa l’ipotesi di un’asportazione improvvisata.

I dipinti trafugati e il contesto della collezione

«Les Poissons» di Renoir, in particolare, rappresenta uno dei vertici della produzione impressionista del pittore francese, ed è stato più volte definito come un pezzo da milioni di euro. Accanto a quest’ultimo, la «Natura morta con ciliegie» di Cézanne – celebre per la sua capacità di rivoluzionare il concetto di prospettiva e volume – e l’«Odalisca sulla terrazza» di Matisse, opera nella quale il fauvismo raggiunge una delle sue espressioni più sensuali e cromaticamente audaci. La Fondazione Magnani Rocca, va detto, custodisce una delle raccolte private più importanti d’Italia: voluta dall’imprenditore e mecenate Luigi Magnani, vanta un patrimonio che spazia dal Rinascimento al Novecento. La perdita di questi tre capolavori non costituisce soltanto un danno economico, quantificabile in decine di milioni (si parla in alcuni casi di stime intorno ai 25 milioni di euro complessivi), ma anche un vuoto culturale difficile da colmare. I carabinieri del Nucleo Tutela Patrimonio Culturale, che da anni operano sul fronte della lotta al traffico illecito di opere d’arte, sono stati allertati immediatamente.

Le indagini in corso tra piste internazionali e ricettazione

Non ci sono al momento elementi che consentano di stabilire se i ladri abbiano agito su commissione – magari per alimentare il mercato nero dell’arte, spesso alimentato da collezionisti senza scrupoli – oppure se si tratti di un’operazione destinata a richiedere un riscatto. Gli inquirenti stanno vagliando ogni ipotesi, senza però trascurare la possibilità che le tre tele siano già state portate all’estero. La loro notorietà, del resto, ne rende pressoché impossibile una vendita in canali legali: nessuna casa d’asta seria o galleria riconosciuta accetterebbe di esporle o di metterle all’incanto, data la chiara provenienza illecita. È più probabile, secondo gli esperti consultati dagli investigatori, che si cerchi di farle sparire in collezioni private occulte o che vengano utilizzate come merce di scambio in transazioni criminali più ampie. Per ora, nessun particolare ulteriore è stato reso noto dagli uffici inquirenti, che mantengono il massimo riserbo per non compromettere le operazioni in corso.

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