Furto alla Magnani-Rocca, il colpo da tre minuti e quel Renoir dimenticato nella fuga

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Erano le due e mezza di notte, in quella domenica ormai trascorsa da qualche giorno, quando l’allarme ha squarciato il silenzio della campagna parmense. I residenti di Mamiano di Traversetolo, abituati al quieto vivere delle case sparse tra i campi, hanno udito il segnale provenire dalla Fondazione Magnani-Rocca, la villa che custodisce una delle collezioni private più importanti d’Europa. Quando i carabinieri sono arrivati, i ladri erano già spariti nel buio, fuggiti attraverso i campi e i confini tracciati dagli alberi, lasciandosi alle spalle una scena del crimine che gli inquirenti stanno ancora ricostruendo minuto per minuto, grazie anche alle immagini delle telecamere di sorveglianza che hanno immortalato la banda.

L’azione, secondo quanto emerso dalle indagini coordinate dalla Procura di Parma, è durata appena tre minuti. Quattro individui con il volto coperto da cappucci hanno prima segato le sbarre di un cancello perimetrale e poi forzato il portone d’ingresso della villa, dirigendosi con determinazione alla sala dei francesi, al piano superiore. L’obiettivo era preciso: asportare opere di piccolo formato, facilmente trasportabili, ma di valore stratosferico. Ci sono riusciti solo in parte. Se da un lato sono riusciti a portare via “Les Poissons” di Pierre-Auguste Renoir, un olio su tela del 1917 valutato circa 6 milioni di euro, la “Natura morta con ciliegie” di Paul Cézanne (1890, stimata 3 milioni) e “L’odalisca sulla terrazza” di Henri Matisse (1922), dall’altro hanno dovuto abbandonare un quarto capolavoro.

Si tratta di “Paysage de Cannes” (o “Paysage de Cagnes”, secondo altre fonti), un altro olio su tela di Renoir realizzato tra il 1905 e il 1908 e il cui valore si aggira intorno ai 3 milioni di euro. L’opera, che era esposta nella stessa sala delle altre tre, è stata rinvenuta all’interno della villa al termine della fuga, lasciata lì per ragioni sulle quali gli investigatori stanno cercando di fare luce. L’ipotesi più accreditata è che lo scattare dell’allarme abbia interrotto bruscamente il blitz, costringendo i malviventi a dare la priorità alla fuga rapida piuttosto che al completamento del bottino. Un errore, forse, o forse una scelta obbligata dettata dall’improvvisa pressione del tempo.

Le indagini si stanno ora concentrando su diversi fronti. Da un lato, gli inquirenti stanno analizzando i filmati delle telecamere di sorveglianza per cercare di risalire all’identità dei quattro incappucciati, nonché al mezzo che li attendeva su una strada secondaria. Dall’altro, particolare attenzione è rivolta ai rilievi scientifici effettuati sul “Paysage de Cannes”, il quadro abbandonato. Su quella tela – che i ladri hanno dovuto lasciare indietro – potrebbero essere state trovate tracce biologiche o impronte digitali decisive per le indagini. Un elemento, quest’ultimo, che potrebbe rivelarsi cruciale, così come lo è il movente: trattandosi di opere celebri e difficilmente piazzabili sul mercato legale, è quasi certo che il furto sia stato commissionato da qualcuno con un interesse specifico ad averle, magari per usarle come garanzia in traffici illeciti o per alimentare il sommerso del collezionismo internazionale.

Il giallo del trattore e le ombre della notte

A complicare il quadro investigativo c’è un altro elemento, emerso nei giorni successivi al furto e che sembra allungare l’ombra della pianificazione criminale sulla zona. Poche ore prima del blitz alla Magnani-Rocca, a poche centinaia di metri di distanza, in un’azienda agricola, era stato rubato un trattore. I titolari della fattoria hanno raccontato che i ladri, oltre al mezzo agricolo, avevano portato via anche un estintore. Il ritrovamento del trattore è avvenuto poco dopo, ma la coincidenza temporale e la vicinanza geografica con il furto dei quadri hanno alimentato l’ipotesi che possa esserci un collegamento, magari legato alla logistica del colpo o alla volontà di creare un diversivo.

I precedenti e il valore di un patrimonio a rischio

Quello della Magnani-Rocca è l’ultimo, in ordine di tempo, di una lunga serie di furti clamorosi che hanno segnato la storia del patrimonio artistico italiano. Se si scorrono le cronache dell’ultimo secolo, emergono vicende degne di una serie televisiva: opere che diventano fantasma, sparite da chiese e musei, e che talvolta riemergono dopo anni in circostanze rocambolesche. Il valore complessivo del bottino asportato in questo caso – circa 9 milioni di euro – e la rapidità dell’esecuzione confermano come, nonostante i sistemi di allarme e videosorveglianza, le istituzioni culturali anche di altissimo profilo, specialmente se immerse in contesti isolati come la campagna emiliana, rimangano vulnerabili di fronte a bande organizzate e specializzate.

Le indagini, tra telecamere e tracce biologiche

La speranza degli investigatori è che la fuga precipitosa abbia lasciato sul campo più di un indizio. Oltre alle immagini delle telecamere, che hanno registrato i movimenti della banda, i rilievi sul quarto quadro abbandonato rappresentano al momento il filone più promettente. I carabinieri del nucleo tutela del patrimonio culturale stanno lavorando in sinergia con la procura per analizzare ogni dettaglio, consapevoli che il tempo è fondamentale per impedire che le opere scompaiano nei circuiti del mercato nero internazionale, dove quadri di questa caratura diventano merce preziosa e, soprattutto, invisibile.

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