Furto da venticinque milioni alla Magnani Rocca, i ladri professionisti colpiscono in tre minuti

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Redazione Cultura e Spettacolo Redazione Cultura e Spettacolo   -   Erano le due di notte quando i ladri, con il volto coperto dai passamontagna, hanno fatto irruzione nella villa dei capolavori. Il cancello sul retro lo hanno superato a piedi, con passo sicuro, e poi hanno forzato il portone d'ingresso – un’azione rapida, quasi brutale – riuscendo a penetrare all’interno della Fondazione Magnani Rocca a Mamiano di Traversetolo, nel parmense. Ci hanno impiegato meno di tre minuti per mettere a segno il colpo. Un tempo così ridotto che parla da solo: era un’operazione studiata nei minimi particolari, calibrata per ridurre al minimo il rischio di essere scoperti. Non si sa con certezza quanti fossero, anche se gli investigatori, sulla base delle prime immagini di videosorveglianza, stanno valutando l’ipotesi che si trattasse di un gruppo ristretto, altamente specializzato.

Un colpo da venticinque milioni, tra Renoir, Cézanne e Matisse

Le tele che la banda è riuscita ad asportare rappresentano un patrimonio inestimabile. Se ne sono portati via “Les Poissons” di Pierre-Auguste Renoir, un olio su tela del 1917 che risale all’ultimo periodo del pittore impressionista, quello in cui la sua pittura si fa più solida e incisiva, con i colori che diventano vivi e pulsanti e le figure che perdono quasi ogni contorno. Poi hanno staccato dalla parete “Natura morta con ciliegie” di Paul Cézanne, un’opera che segna il passaggio verso le nuove ricerche formali del Novecento, e infine “Odalisca sulla terrazza” di Henri Matisse, acquatinta su carta del 1922. Il valore complessivo dei tre capolavori, stando alle prime stime, si aggirerebbe intorno ai venticinque milioni di euro.

L’allarme ferma il saccheggio, una quarta opera è stata abbandonata

Eppure, il bilancio del furto avrebbe potuto essere ancora più pesante. A un certo punto, il sistema di sicurezza si è attivato, e questo ha gettato nello scompiglio i malviventi. Nei concitati istanti della fuga, i ladri sono stati costretti a lasciare indietro un’altra opera che avevano già staccato e che probabilmente intendevano portare via con sé. Non è stato reso noto il nome dell’autore di questo quarto dipinto, rimasto abbandonato all’interno della villa: un dettaglio che conferma come l’azione sia stata interrotta bruscamente, probabilmente prima del previsto. Sono scappati a piedi, attraverso il parco che circonda la struttura – lo stesso parco dove vivono i pavoni, che quella notte, forse, avranno visto tutto senza poter fare nulla.

L’ombra del mercato nero e il parere di Christopher Marinello, lo “Sherlock Holmes dell’arte”

Passata una settimana dal furto, avvenuto nella notte tra il 22 e il 23 marzo, gli inquirenti – con i carabinieri di Parma e il nucleo specializzato nella tutela del patrimonio culturale – stanno setacciando i filmati e cercando di ricostruire i movimenti dei sospettati. L’ipotesi più accreditata, quella di un furto su commissione, trova però un freno nell’analisi di Christopher Marinello, il noto avvocato britannico considerato una delle massime autorità mondiali nel recupero di opere d’arte rubate. Lui, che ha costruito la sua carriera su operazioni di recupero per oltre seicento milioni di euro, ha dichiarato di ritenere improbabile l’ipotesi della commissione. Secondo il suo punto di vista, traspare un certo ottimismo: per i ladri sarà estremamente difficile piazzare sul mercato opere così iconiche e riconoscibili, che nessuna casa d’asta rischierebbe mai di esporre e che nessun collezionista serio potrebbe esibire in pubblico. Molto più probabile, per Marinello, è che i responsabili cerchino in futuro di monetizzare chiedendo un riscatto, tenendo i quadri come “ostaggi” in attesa di una trattativa.

Indagini in corso nella villa dei capolavori

Il mistero avvolge ancora l’identità dei responsabili e le modalità precise con cui sono riusciti a eludere le barriere di sicurezza di una delle collezioni private più importanti d’Europa, quella voluta da Luigi Magnani. La Fondazione, che custodisce un patrimonio immenso con opere che vanno da Tiziano a Goya, da Monet a Morandi, ha subito un duro colpo che ha scosso l’intero sistema museale italiano. Mentre i carabinieri continuano le indagini, le tele di Renoir, Cézanne e Matisse rimangono scomparse, alimentando il giallo di un colpo che, per velocità e audacia, ha dell’incredibile.

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