Caffè e cuore, il paradosso della caffeina: bene la tazzina, attenti agli energy drink

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Redazione Salute Redazione Salute   -   La caffeina è una molecola, e una molecola, almeno in teoria, dovrebbe comportarsi sempre nello stesso modo, indipendentemente dal veicolo attraverso il quale viene assunta.

Eppure non è così, e la ricerca scientifica degli ultimi anni ha messo in luce un paradosso affascinante che riguarda gli effetti di questa sostanza sul nostro organismo: la stessa identica quantità di caffeina può essere associata a un rischio più basso di malattie cardiovascolari quando arriva da una tazza di caffè, ma la stessa dose, se assunta attraverso alcuni energy drink, può invece favorire aumenti della pressione arteriosa e disturbi del ritmo cardiaco.

Le conclusioni dell'American Heart Association

A fare il punto della situazione è un nuovo documento scientifico dell'American Heart Association, intitolato "Caffeine and Cardiovascular Disease" e pubblicato sulla prestigiosa rivista Circulation. La conclusione, che appare rassicurante ma non priva di importanti sfumature, è che per la maggior parte degli adulti un consumo fino a 400 mg di caffeina al giorno, l'equivalente di massimo 5 tazze da circa 240 ml di caffè filtrato, è considerato sicuro.

Non solo: tale abitudine potrebbe addirittura associarsi a una riduzione del rischio cardiovascolare in alcune persone, confermando quanto già emerso in precedenti osservazioni epidemiologiche. Il punto centrale, tuttavia, risiede proprio nella differenza tra le fonti di caffeina, un aspetto che gli esperti dell'associazione cardiologica americana hanno voluto sottolineare con particolare enfasi.

Perché il caffè fa bene e gli energy drink no

La spiegazione di questo apparente paradosso va cercata nella complessità chimica del caffè, una bevanda che non è solo caffeina, ma un concentrato di composti bioattivi, tra cui polifenoli e antiossidanti, che agiscono in sinergia sulla salute vascolare e sul sistema immunitario. Negli ultimi anni, l'attenzione degli studiosi si è spostata dall'ormai noto effetto "sveglia" della caffeina a un meccanismo più sottile e profondo, legato all'interazione con il microbiota intestinale.

Non tutti i composti del caffè vengono assorbiti nell'intestino tenue; una parte significativa raggiunge il colon, dove viene fermentata dalla flora batterica, influenzandone positivamente la composizione e favorendo la produzione di metaboliti con effetti antinfiammatori. Questo legame tra caffè, intestino e umore, mediato dal microbiota, sta aprendo nuove frontiere nella comprensione degli effetti benefici di questa bevanda, che vanno ben oltre il semplice sostegno al sistema nervoso centrale.

Gli energy drink, al contrario, contengono la caffeina in forma sintetica e spesso aggiungono elevate quantità di zuccheri e altri stimolanti come la taurina, un cocktail che può sovraccaricare il sistema cardiovascolare, annullando e invertendo gli effetti positivi osservati con il caffè.

La quantità sicura e le abitudini quotidiane

Il caffè è una delle abitudini quotidiane più diffuse al mondo e, di conseguenza, una delle bevande più studiate dalla ricerca scientifica. Ogni giorno milioni di persone scelgono una tazzina di espresso per iniziare la giornata, per accompagnare una pausa o per ritrovare concentrazione e attenzione.

La risposta alla domanda su quante tazzine si possano bere senza rischi non dipende, dunque, soltanto dal numero di caffè consumati, ma piuttosto dalla quantità totale di caffeina assunta durante l'arco della giornata, dalle caratteristiche individuali del metabolismo di ognuno e dal contesto in cui la bevanda viene inserita nello stile di vita.

Il limite di 400 mg, indicato dall'American Heart Association come soglia di sicurezza, corrisponde a circa 5 porzioni di caffè filtrato, ma è importante ricordare che una tazzina di espresso ne contiene circa la metà, mentre le miscele più forti o le bevande a base di caffè servite nei locali possono superare ampiamente questa media, rendendo necessario un calcolo più attento delle dosi effettivamente assunte.

Un beneficio che dipende dalla fonte

La ricerca ha quindi chiarito che l'effetto della caffeina sul cuore non è una proprietà intrinseca e immutabile della molecola, ma dipende in modo cruciale dalla matrice alimentare in cui è inserita. Bere caffè, nelle quantità raccomandate, si conferma un'abitudine non solo sicura, ma potenzialmente protettiva per il sistema cardiovascolare, a patto di evitare gli eccessi e di diffidare delle fonti di caffeina più "artificiali" e caricate di sostanze aggiuntive.

Il messaggio che arriva dagli studiosi è quindi chiaro: la caffeina può essere un alleato prezioso per la salute del cuore, ma solo se arriva da una tazza di caffè, bevuta con moderazione e senza aggiunte di zuccheri o grassi, mentre gli energy drink, spesso associati a uno stile di vita meno attento alla salute, rappresentano un rischio che è meglio evitare, soprattutto in presenza di patologie cardiache preesistenti o in età giovanile.

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