Il caffè verso i 2 euro a tazzina, tra clima e costi energetici

Articolo Precedente

precedente
Articolo Successivo

successivo

Redazione Economia Redazione Economia   -   Il rito sociale per eccellenza, quello dell’espresso al bar, è sempre più minacciato da dinamiche economiche globali che ne stanno alterando la struttura dei costi. Secondo le proiezioni del Centro studi di Unimpresa, il prezzo medio nazionale potrebbe toccare la soglia simbolica dei 2 euro entro la fine del prossimo anno, un traguardo amaro che segnerebbe un incremento superiore al 50% rispetto ai 87 centesimi del 2020. Un’impennata che, sebbene graduale, appare inesorabile.

Le cause di questa tendenza, che preoccupa sia gli esercenti che i consumatori, sono molteplici e strettamente interconnesse. Da un lato, i cambiamenti climatici hanno gravemente compromesso i raccolti nei grandi Paesi produttori, come il Brasile e il Vietnam, riducendo l’offerta globale di caffè verde e facendone lievitare i listini. Dall’altro, i costi energetici e quelli legati alla logistica, sebbene in parziale rientro rispetto ai picchi dello scorso anno, continuano a pesare in modo significativo sulla filiera, dalla torrefazione al trasporto. A ciò si aggiungono le nuove normative ambientali dell’Unione Europea, che impongono agli operatori investimenti e adeguamenti spesso onerosi.

L’evoluzione dei listini, del resto, parla chiaro. Nel 2021, superata la fase più acuta della pandemia, la media si attestava già a 1,03 euro, per poi salire a 1,18 nel 2023 e raggiungere gli attuali 1,30 euro. Una progressione costante che riflette il perpetuarsi di condizioni di mercato difficili, le quali, inevitabilmente, si scaricano sul prezzo finale. In alcune città, come emerso da recenti rilevazioni, la soglia dei 2 euro è già una realtà in alcuni locali.

Puoi condividere questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.