Cori fascisti a Parma, la città risponde con un presidio antifascista
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Un migliaio di persone, secondo le stime, si è radunato pacificamente in piazzale della Pace, davanti al monumento al Partigiano, per un presidio di protesta indetto in seguito alla diffusione di un video, divenuto rapidamente virale, che ritraeva alcuni membri della sezione locale di Gioventù Nazionale intonare cori fascisti all’interno della sede di Fratelli d’Italia. L’episodio, che ha avuto luogo la sera del 28 ottobre, anniversario della marcia su Roma, è stato caratterizzato, come emerso dalle immagini, dal canto di inni risalenti all’epoca del duce e dalla sventolio di un tricolore, accompagnati dalla riproposizione della canzone “Me ne frego”, storicamente associata al regime.
La reazione istituzionale e il commissariamento
La gravità dell’accaduto, che ha sollevato un’onda di indignazione pubblica, ha avuto una immediata conseguenza interna al partito di governo, il quale ha proceduto al commissariamento della sezione di Gioventù Nazionale coinvolta. Questa decisione, se da un lato segna una presa di distanza formale dai fatti, dall’altro non è bastata a placare la richiesta di una netta condotta sociale, la quale si è concretizzata nella chiamata a raccolta lanciata da un ampio ventaglio di associazioni e forze politiche. Tra di essi, che hanno sottoscritto l’appello per la manifestazione, si annoverano Anpi, Cgil, Partito Democratico, Rifondazione Comunista, Avs, Movimento 5 Stelle e numerose altre realtà del tessuto civile, le quali hanno visto nell’episodio un sintomo allarmante da contrastare senza esitazioni.
Le parole del sindaco in piazzale della Pace
Sul palco allestito per l’occasione, il sindaco di Parma, Michele Guerra, ha espresso il sentimento della piazza, definendo “bello” lo spettacolo di non riuscire a scorgere la fine del “mare di persone” convenuto per ribadire l’identità antifascista della città. Le sue dichiarazioni, prive di ambiguità, hanno sottolineato come la collettività parmigiana si riconosca nei valori costituzionali nati dalla Resistenza, respingendo con forza ogni tentativo di riabilitare simbolicamente un periodo storico segnato dalla violenza e dalla soppressione delle libertà fondamentali. Il primo cittadino, senza citare direttamente i responsabili dei canti, ha dunque collocato l’evento in una cornice di valori condivisi, presentando la partecipazione popolare come la risposta più eloquente a quanto accaduto.
La piazza come risposta politica e sociale
Lo slogan “Parma è e sarà sempre antifascista”, ripetuto e fatto proprio dai partecipanti, ha funzionato da collante per una protesta che ha voluto essere, nel suo svolgersi ordinato e pacifico, una chiara reazione di carattere non solo politico ma anche civico. L’ampia adesione al presidio, che si è tenuto a poche centinaia di metri dalla sede del partito dove si sono verificati i fatti, ha dimostrato una sensibilità diffusa verso la pericolosità della minimizzazione di certi episodi, spesso liquidati come semplici “ragazzate”, quando invece rappresentano, agli occhi di molti, il riaffiorare di una cultura che si credeva superata. La manifestazione, organizzata dal collettivo Azione Antifascista, ha quindi assunto il significato di un monito collettivo, volto a ricordare che certi linguaggi e certi simboli, legati a un’ideologia che ha prodotto lutti e oppressione, non trovano spazio nella vita pubblica della città.




