Estate di San Martino, un privilegio solo per il Sud Italia
Articolo Precedente
Articolo Successivo
Redazione Interno
-
Mentre il calendario segna l’undici novembre, la tradizionale tregua meteorologica nota come "estate di San Martino" si presenta con un volto decisamente frammentato, disegnando sul Paese due condizioni climatiche opposte. Se da un lato, infatti, l’anticiclone subtropicale, proveniente dal nord Africa, stende il suo mantello stabilizzatore sul Centro-Sud, garantendo cieli in prevalenza sereni e temperature insolitamente miti, la Pianura Padana e gran parte del Nord rimangono avvolte in una cappa grigia. Lì, nebbie persistenti e foschie fitte caratterizzano un quadro tipicamente autunnale, escludendo quelle regioni dal beneficio del tepore stagionale che, secondo il proverbio, "dura tre giorni e un pochino".
La spaccatura climatica sulla Penisola
La fase di stabilità, che durerà almeno fino a venerdì quattordici, non sarà dunque un fenomeno uniforme. Federico Brescia, meteorologo de iLMeteo, conferma come l’anticiclone africano porterà con sé una pausa mite, con picchi che toccheranno i venti gradi al Centro e localmente i ventiquattro al Sud, regalando giornate di sole a chi abita in quelle aree. Tuttavia, questa parentesi di bel tempo, se da una parte allevia gli effetti degli scossoni atmosferici dei giorni scorsi, dall’altra accentua il divario con il Settentrione, dove lo smog ristagna e il sole fatica a filtrare.
Il Nord tra nebbia e l’arrivo del maltempo
Il Nord-Ovest e la costa ligure, in particolare, sperimentano un meteo profondamente diverso, fatto di nuvole basse e di una umidità che rende l’aria pesante. La situazione, già compromessa, è destinata a evolversi ulteriormente nel prossimo fine settimana, quando l’attuale stabilità cederà il passo a una perturbazione più organizzata. Quest’ultima, muovendosi verso Est, interesserà con maltempo proprio quelle regioni, estendendo i suoi effetti fino alla Toscana, in un crescendo di piogge e di condizioni avverse.
Lo zero termico si alza sulle Alpi
Uno degli indicatori più significativi di questa fase mite è l’innalzamento dello zero termico, che sulle nostre Alpi raggiunge quote notevoli, attestandosi tra i tremilacinquecento e i tremilaseicento metri. Questo dato, tecnicamente rilevante, sottolinea l’entità del calore portato dalla massa d’aria subtropicale, che seppur benefica per molti, non riesce a scalfire la cortina di alta pressione che blocca le correnti e intrappola l’inquinamento nelle zone di pianura.
Puoi riutilizzare questo articolo o riprenderne i contenuti, anche parzialmente, citando la fonte con link attivo a informazione.news, il portale online di notizie e approfondimenti.
