Un Natale di tiepide speranze per la neve, tra anticicloni e fiocchi di vaghi presagi
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Redazione Esteri
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L’attesa della coltre bianca, che tradizionalmente dovrebbe avvolgere le vallate in queste festività, si scontra con un inizio d’inverno climaticamente anomalo, caratterizzato da temperature insolitamente miti e da precipitazioni scarse, se non del tutto assenti. La situazione, che appare particolarmente critica per le località di media montagna, le più esposte alle oscillazioni di un clima sempre più volatile, viene fotografata con dati precisi: a Bosco Gurin, per esempio, l’altezza del manto nevoso attuale si attesterebbe sui quaranta centimetri, una cifra che, se confrontata con le medie del periodo, delinea un quadro desolante. La persistenza di un anticiclone, d’altronde, ha garantito molte giornate di sole sulle regioni alpine e sul meridione, come dimostrano le statistiche di località quali Davos e Corvatsch, che hanno registrato numerosi giorni con un’insolazione pari all’ottanta per cento del massimo teorico possibile. Un paradosso, questo, per una stagione che dovrebbe essere sinonimo di freddo e di precipitazioni consistenti.
Una debole perturbazione porta fiocchi fugaci
Una timida speranza di cambiamento è giunta, seppur in modo flebile, nelle ultime ore. Un’ampia area depressionaria, posizionata tra il Golfo di Biscaglia e il Mediterraneo, ha infatti convogliato aria umida verso il versante sudalpino, provocando delle precipitazioni che, nella notte di Natale, hanno imbiancato parzialmente alcuni settori. I quantitativi, tuttavia, sono risultati del tutto insufficienti a modificare lo scenario generale: si è passati dai cinque centimetri registrati a San Bernardino ai venti di Bosco Gurin, ad un’altitudine comunque considerevole, attorno ai duemila metri. Nelle zone più basse, la neve ha faticato ad affermarsi, spesso mescolandosi alla pioggia, mentre in pianura la pioggia è rimasta l’unica protagonista di un cielo grigio e carico di umidità. Quelli caduti, in sostanza, sono stati più dei presagi che una vera e propria annunciatrice di una svolta stagionale.
Il bilancio di un dicembre senza sole e senza freddo
Il quadro complessivo del mese di dicembre, d’altra parte, conferma una tendenza ormai consolidata. Sulle pianure del nord, come rilevano gli esperti, il soleggiamento è stato particolarmente scarso, un fattore che, unito alle temperature superiori alla media, ha contribuito a creare un’atmosfera grigia e umida, ma non certo invernale. L’alta pressione, che ha stazionato a lungo sulla penisola, ha difatti agito da scudo, respingendo le perturbazioni atlantiche più cariche e relegando la neve a quote elevatissime, ben al di sopra dei centri abitati e delle stazioni sciistiche più frequentate. La fragilità di questo equilibrio è sotto gli occhi di tutti, e le conseguenze – benché non siano l’oggetto di questa analisi – si estendono ben oltre la semplice delusione degli appassionati della stagione fredda.
Il pronostico per i prossimi giorni resta incerto
Le previsioni per le ore immediatamente successive al giorno di Natale indicano un possibile, ulteriore, modesto apporto nevoso. Il limite delle nevicate, secondo quanto comunicato, è destinato ad abbassarsi oscillando tra i settecento e i milleduecento metri, con accumuli stimati – sopra i novecento metri – nell’ordine dei due-otto centimetri, che potrebbero diventare fino a quindici in valli specifiche come la Vallemaggia. Si tratta, in ogni caso, di quantitativi che, se paragonati alla grave carenza accumulata in queste settimane, appaiono poco più che simbolici. L’inverno, dunque, stenta a decollare, e il paesaggio natalizio delle cartoline, imbiancato e scintillante, rimane per molti versi un’immagine nostalgica, sostituita da un reality climatico fatto di attese deluse e di perturbazioni deboli, le quali, per quanto ben accette, non sembrano in grado di invertire una tendenza ormai strutturata.




